giovedì 16 maggio 2019

L’etichetta d’origine della pasta fa salire del 20% il valore del grano


A poco più di un anno dall’etichettatura d’origine per il grano della pasta cresce del 20% il valore del frumento duro in Italia. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti in relazione all’accordo siglato da Filiera Agricola Italiana e il pastificio Casa Milo di Bitonto per la fornitura già da quest’anno di grano 100% pugliese, che permetterà di produrre pasta secca e fresca certificata da FDAI (Firmato dagli Agricoltori Italiani).

A sostenere le quotazioni è il boom delle paste 100% di grano italiano ma anche il crollo delle importazioni dal Canada per le preoccupazioni relative all’uso del glifosato in preraccolta secondo modalità vietate in Italia. Una tendenza che ha provocato il crollo delle semine di grano duro in Canada dove gli agricoltori hanno deciso di coltivare il 18,8% in meno di terreno a grano duro rispetto allo scorso anno, secondo l’Istituto di Statistica canadese che certifica comunque il primato produttivo planetario del Paese.

Il risultato è quest’anno mancheranno all'appello oltre un milione di tonnellate di frumento duro nel bilancio produttivo mondiale secondo le previsioni del ministero dell'Agricoltura canadese che si attende, per la campagna 2019/2020 un raccolto mondiale di 36,7 milioni di tonnellate, il 3,5% in meno rispetto al dato di produzione dell'ultima annata (38 milioni).

L’Italia è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con un raccolto previsto di 4 milioni di tonnellate nel 2019 in calo rispetto all’anno scorso su una superficie coltivata – spiega Coldiretti su dati Crea – scesa a 1,2 milioni di ettari concentrati nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Intanto crescono del 5% la superfici a grano bio.

L'accordo triennale tra Fai e pastificio Casa Milo prevede per il grano duro un prezzo minimo garantito che tiene conto dei costi di produzione e un premio qualità per i coltivatori per arrivare a coprire un fabbisogno di oltre 7 milioni di chili. Le migliori varietà di grano duro selezionate dalla Società Italiana Sementi (SIS) dei Consorzi Agrari d’Italia, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix, verranno coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che – spiega Coldiretti – produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano.

Il progetto nasce sotto la spinta del crescente interesse per la pasta 100% di grano italiano grazie all’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta. Un elemento di trasparenza che ha portato – sottolinea la Coldiretti – ad un profondo cambiamento sullo scaffale dei supermercati dove si è assistito alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine italiana al 100% del grano impiegato. Da La Molisana ad Agnesi, da Ghigi a De Sortis, da Jolly Sgambaro a Granoro, da Armando a Felicetti, da Alce Nero a Rummo, dai prodotti certificati FdAI – Firmato dagli agricoltori italiani fino al gruppo Barilla con il marchio “Voiello” e la linea Integrale 100% italiano, sono sempre più numerosi i brand che garantiscono l’origine nazionale del grano. Gli italiani – conclude la Coldiretti – sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23 chili all’anno pro-capite ma l’Italia si conferma leader anche nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile.

Confagricoltura ed Enel insieme per favorire la competitività del settore agricolo


Favorire l’innovazione, l’efficienza energetica, la sostenibilità e i processi di digitalizzazione per aumentare la competitività del settore agricolo. E’ l’obiettivo dell’accordo che Enel e Confagricoltura hanno firmato per identificare le possibili sinergie tra il settore energetico e quello agricolo e produrre benefici economici, sociali e ambientali.

L’intesa prevede l’istituzione di un tavolo tecnico dedicato alla qualità del servizio elettrico per l’analisi delle esigenze delle imprese, un programma di incontri di formazione per migliorare le condizioni di sicurezza durante lo svolgimento di attività agricole in prossimità di impianti di rete. Enel e Confagricoltura puntano inoltre, attraverso una collaborazione a livello regionale con l’attivazione di un canale diretto per il monitoraggio delle condizioni del servizio elettrico e per agevolare il ripristino delle attività in caso di emergenza.

Grazie a questo protocollo le oltre 375.000 imprese associate a Confagricoltura potranno infine beneficiare di un servizio di consulenza commerciale ed energetica che accompagnerà ogni fase dei rapporti contrattuali con le società del Gruppo Enel.

“L’intesa – sottolinea Carlo Tamburi, Direttore Enel Italia – dimostra l’approccio sostenibile di Enel e l’attenzione di cliente attraverso l’individuazione di soluzioni innovative in grado di soddisfarne ed anticiparne le esigenze. Il settore agricolo rappresenta per il nostro Paese un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo e la collaborazione con Confagricoltura ci permetterà di migliorare ulteriormente la qualità dei servizi che offriamo alle aziende del comparto”.

“L’accordo – afferma Massimilano Giansanti, Presidente di Confagricoltura – vuole contribuire ad assicurare alle aziende associate un adeguato livello di qualità del servizio, anche attraverso il presidio delle situazioni di emergenza. E allo stesso tempo grazie al monitoraggio continuo delle esigenze delle imprese, rafforzare la competitività delle imprese e di tutte le filiere agroalimentari congiuntamente alla sostenibilità delle produzioni agricole”.

Xylella: 'Non c'è cura, tutta l'Ue a rischio'


Non esiste ancora una cura in grado di eliminare il batterio vegetale xylella fastidiosa che minaccia non solo i Paesi mediterranei ma la maggior parte del territorio Ue. Sono le conclusioni di due pareri dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) resi noti oggi. Le opinioni confermano che alcuni trattamenti sperimentati in questi anni possono ridurre i sintomi, ma non eliminano il batterio. L'applicazione tempestiva delle misure di controllo Ue resta quindi l'unico modo per fermarlo.

La lotta alla xylella, sottolineano gli esperti Efsa nei documenti con cui aggiornano allo stato attuale delle conoscenze scientifiche altrettanti rapporti del 2015, è complicata dal ritardo con cui si manifestano i sintomi. Controllo degli insetti vettori e corretta e tempestiva applicazione delle misure di emergenza attualmente in vigore a livello Ue (taglio delle piante infette e di quelle suscettibili di infezione nel raggio di 100 metri) risultano quindi decisive. Le simulazioni condotte dal panel Efsa suggeriscono che l'eradicazione potrebbe essere ottenuta anche con un raggio inferiore ai 100 metri, ma solo in caso di diagnosi precoce della malattia, controllo degli insetti vettori molto efficiente per adulti e larve, rimozione immediata delle piante. Al contrario, se il vettore è scarsamente controllato, anche nel caso del raggio di taglio attuale, l'eradicazione potrebbe fallire. Ridurre le zone tampone, quelle che separano l'area infetta dall'area indenne, aumenta drasticamente la probabilità di espansione dell'epidemia. Il batterio xylella fastidiosa, capace di infettare oltre 500 specie vegetali in tutto il mondo con 100 milioni di dollari l'anno di danni calcolati solo sui vigneti californiani, è stato individuato per la prima volta in Europa nel 2013 in Salento, in Puglia, quale responsabile della sindrome di disseccamento rapido degli ulivi.

Nel 2015 il batterio è stato identificato in Francia, in Corsica e nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Nel 2016 è stata la volta delle Baleari, con infezione di ulivi, viti e mandorli, e di una serra in Germania. Le piante nel focolaio tedesco sono state distrutte e il batterio eliminato, operazione resa più semplice dal fatto che si trattava di un vivaio e non di una vasta area, come accade in Puglia o nella Spagna sud-orientale, dove nel 2017 il batterio viene trovato sui mandorli nella provincia di Alicante, con l'area dell'epidemia che oggi supera i 134mila ettari. Nel 2018, la Spagna ha notificato la presenza del patogeno in un ulivo situato nella regione autonoma di Madrid, e nello stesso periodo un vivaio belga distruggeva tutti gli ulivi in azienda dopo averne trovato uno infetto. All'inizio del 2019 sono stati segnalati due nuovi focolai, uno in Toscana sul Monte Argentario e l'altro nel distretto di Porto in Portogallo su piante ornamentali e spontanee.

Coldiretti: avanza 2 km al mese. "E' avanzato inesorabilmente verso Nord a una velocità di più 2 chilometri al mese il contagio della Xylella che già provocato, con 21 milioni di piante infette, una strage di ulivi lasciando un panorama spettrale con perdite di tempo, annunci, promesse e inutili rimpalli di responsabilità". E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare le conclusioni di due pareri dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Dall'autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, "la malattia - sottolinea Coldiretti - si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente a Monopoli, in provincia di Bari, con effetti disastrosi sull'ambiente, l'economia e sull'occupazione".

Il conto dei danni causati dalla Xylella in Italia è salito, secondo la Coldiretti, a 1,2 miliardi di euro. "Con l'importante approvazione del Decreto emergenze, profondamente modificato rispetto all'impostazione iniziale, serve ora - chiede Coldiretti - un deciso cambio di passo per sostenere gli agricoltori colpiti dell'area infetta che vogliono soltanto avere la libertà di espiantare, reimpiantare e non morire di Xylella e burocrazia".




Pac: Centinaio, adottato Dm proroga domande al 15 giugno


Pubblicato oggi sul sito del Mipaaft il decreto ministeriale di proroga delle domande nell'ambito della Politica Agricola Comune. I termini di presentazione della domanda unica dei pagamenti diretti della Pac sono prorogati al 15 giugno 2019. Grazie allo stesso decreto, le Autorità di gestione dei Programmi di sviluppo rurale regionali potranno posticipare i termini per la presentazione delle domande di pagamento relative a talune misure di sviluppo rurale. "Sono soddisfatto, - commenta il ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio - la Commissione europea abbia accolto la richiesta di prorogare il periodo di presentazione delle domande in merito alle politiche d'intervento della Politica Agricola Comune.

Grazie al decreto, che aveva già ricevuto l'intesa della Conferenza Stato Regioni, gli agricoltori saranno agevolati nei tempi della presentazione delle domande per accedere ai finanziamenti. Un piccolo passo. Abbiamo già esposto le nostre preoccupazioni in sede europea per i tagli economici previsti dalla riforma della Pac. L'Italia, pur facendo la sua parte nel quadro degli accordi comunitari, non è disposta a chiedere agli agricoltori ulteriori sacrifici senza offrire adeguate risorse in cambio" conclude il Ministro delle Politiche agricole Centinaio, a seguito della pubblicazione del regolamento di esecuzione (UE) 2019/766 con cui è stato possibile adottare il decreto ministeriale.(ANSA).