lunedì 18 febbraio 2019

FOGLIE TV- Gowan Italia: 9° convegno nazionale fra presente e futuro del...



9° convegno nazionale di Gowan Italia che ha festeggiato il 10° anno dal rilancio societario con qualificati esperti che hanno discusso  di agricoltura fra presente e futuro: si è parlato del valore della difesa fitosanitaria per la filiera agroalimentare, di cosa cambierà a sostegno del mondo produttivo con la Pac post 2020, della revisione del Pan (piano d'azione nazionale per l'uso sostenibile degli agrofarmaci) e di come viene "percepita" l'agricoltura in Italia ed in Europa.

Convenzionale e bio: le differenze di prezzo alla produzione


I prodotti biologici, si sa, hanno prezzi sullo scaffale, così come alla produzione, più elevati rispetto al convenzionale. Ma quali sono le differenze? La forbice è molto ampia e può passare da pochi punti percentuali in più fino a superare il cento per cento. In un recente articolo dell’Informatore Agrario s analizzano le quotazioni delle due categorie, prendendo in esame di verse referenze di frutta e verdura.

Le produzioni biologiche godono, normalmente, di un premio sul prezzo (premium price) riconosciuto dai mercati rispetto ad analoghe referenze convenzionali: la differenza rilevabile, tuttavia, può risultare ben diversa a seconda del prodotto o dell’anno.

Dall’analisi della banca dati dei prezzi all’origine di Ismea, per il periodo 2012-2017 è possibile trarre una sintetica valutazione del premium price alla produzione per l’ortofrutta biologica. Nell’articolo pubblicato sul sito web dell’Informatore Agrario, Per le principali specie (grafico 1) il differenziale medio di prezzo nel periodo esaminato varia da poco più del 5% nel caso dell’actinidia e della patate, fino a ben oltre il 100% per pomodori, fragole e nettarine, attestandosi nella maggior parte dei casi in un range compreso fra il 50 e il 70%.
Frequentemente, tuttavia, il differenziale medio calcolato sull’intero periodo è espressione di numeri molto diversi in funzione di ogni singolo anno: tra le specie che hanno evidenziato maggiori margini di variabilità vi sono le mele (10-120%), i pomodori (85-210%), le zucchine (30-125%) e le albicocche (20-65%).

Variabilità dei prezzi

La principale ragione di tale variabilità nei confronti dei prezzi delle medesime referenze convenzionali è dovuta alle quotazioni di queste ultime, poiché i prezzi dei prodotti biologici mostrano, tendenzialmente, una maggiore stabilità, quale riflesso dei crescenti spazi di mercato disponibili.

All’opposto, le produzioni convenzionali, quasi tutte alle prese con problemi di saturazione dei rispettivi mercati e consumi stagnanti, evidenziano una forte volatilità dei prezzi in funzione di numerosi fattori congiunturali, come l’offerta disponibile, la pressione competitiva estera, le dinamiche stagionali dei consumi, ecc.

Nel grafico 2 sono sintetizzati i prezzi medi alla produzione per alcuni prodotti frutticoli biologici negli anni dal 2012 al 2017. Ad esempio, per le pesche i valori hanno oscillato fra 0,46 e 0,78 euro/kg; per le nettarine tra 0,37 e 0,87 euro/kg; per la pera William (calibro 60+) da 0,70 a circa 1 euro/kg; per le albicocche il prezzo ha superato 1,3 euro/kg, mantenendosi a 0,81 euro/kg anche nella difficilissima campagna del 2017.
I livelli riscontrati si presentano certamente interessanti rispetto agli omologhi per produzioni non biologiche, ma va comunque considerato che le quotazioni si riferiscono a prodotto di prima categoria. Per numerose referenze, tuttavia, la produzione biologica offre quotazioni di un certo interesse anche per il prodotto industriale, a differenza del convenzionale: se in quest’ultimo caso i prezzi sono spesso talmente bassi da offrire contributi pressoché irrilevanti alla definizione della plv aziendale, con la tecnica biologica la produzione a destinazione industriale può rappresentare una significativa quota delle entrate aziendali.

(fonte: L’Informatore Agrario)

L’espropriazione di un terreno agricolo per pubblica utilità


L’espropriazione per pubblica utilità rappresenta un’eccezione alla regola generale secondo cui la proprietà privata è un diritto assoluto che si articola nella facoltà di godere e di disporre di un bene in modo pieno ed esclusivo e senza interferenze altrui, pur nel rispetto dei limiti e con l’osservanza degli obblighi previsti dall’ordinamento giuridico.

L’espropriazione per pubblica utilità consiste pertanto nel trasferimento coattivo della proprietà di un bene da un soggetto privato alla Pubblica Amministrazione dietro corresponsione di adeguato indennizzo, commisurato in denaro, a favore dell’espropriato.

Requisito imprescindibile perché si possa attuare l’espropriazione di un’area è la sussistenza di motivi di interesse generale. Più precisamente un bene può essere espropriato qualora vi sia la necessità di realizzare un’opera pubblica o di pubblica utilità, quale un nodo stradale o ferroviario per facilitare la viabilità.

È inoltre necessario che vi sia una previsione legislativa che consenta di sacrificare la posizione del privato.

La ragione si rinviene nella necessità di controbilanciare gli opposti interessi, da un lato quello del privato che si vede espropriato di un bene di cui è titolare esclusivo, dall’altro quello della pubblica amministrazione volto alla realizzazione di beni di utilità sociale a favore della collettività.

Procedimento
La procedura di espropriazione si origina a seguito della presentazione di un piano regolatore generale, che è un atto amministrativo generale ed astratto, attraverso cui si prevede la realizzazione di un’opera di interesse generale in una determinata zona ben individuata corrispondente a quella in cui si trova ubicato il terreno di proprietà privata.

Approvato il piano regolatore generale, si procede alla sottoposizione del terreno al vincolo preordinato all’esproprio, con cui si comunica anticipatamente al privato l’intenzione di espropriargli un bene di sua esclusiva proprietà in ragione di un pubblico interesse.

Tale vincolo ha una validità temporale di cinque anni, al termine dei quali dev’essere stato necessariamente emanato l’atto di dichiarazione di pubblica utilità, con cui si apre la vera e propria procedura di espropriazione per pubblica utilità. In caso contrario, il vincolo decade e si dovrà procedere con l’approvazione di un nuovo piano regolatore generale o di una sua variante oppure ad una reiterazione di quello originario attraverso degli atti adeguatamente motivati.

L’apposizione del vincolo espropriativo necessita di essere comunicata al proprietario che ha trenta giorni per presentare osservazioni a cui devono seguire risposte scritte da parte dell’ente espropriante.

Si procede poi con l’approvazione prima del progetto preliminare e poi di quello definitivo in cui si da atto delle ragioni alla base di tale decisione.

Entro i trenta giorni successivi all’approvazione del progetto definitivo la pubblica amministrazione deve notificare la dichiarazione di pubblica utilità al proprietario del bene oggetto di espropriazione, proponendo altresì a quest’ultimo una prima indennità provvisoria.

Il proprietario, nei successivi trenta giorni dall’avvenuta notifica giudiziale della dichiarazione di pubblica utilità, deve dare una risposta all’ente espropriante e si possono a questo punto prospettare due soluzioni diverse ed alternative.

Qualora l’espropriato accetti l’indennizzo offerto dall’ente espropriante, si interrompe la procedura espropriativa attraverso un atto notarile di cessione volontaria del bene da parte del suo legittimo proprietario.

Nell’ipotesi in cui, al contrario, l’espropriato non accetti l’indennizzo offerto dalla Pubblica Amministrazione, la procedura espropriativa dovrà necessariamente concludersi mediante un atto amministrativo denominato decreto di esproprio, che andrà notificato al proprietario del bene allo scopo di comunicargli l’avvenuto trasferimento coattivo del suo terreno a favore dell’ente espropriante.

È importante ricordare che il silenzio manifestato dall’espropriato a seguito di notifica della dichiarazione di pubblica utilità non equivale a sua accettazione bensì a suo rifiuto.

Indennizzo
L’espropriato, avendo dovuto subire una limitazione di un suo diritto patrimoniale, deve vedersi riconosciuto per legge un indennizzo da parte dell’ente espropriante. Questo indennizzo varia a seconda della tipologia dell’area oggetto di espropriazione.

L’indennità di un’area edificabile o legittimamente edificata, dove cioè vi siano già dei manufatti, è commisurata al valore venale del bene stesso e quindi alla sua rendita e può subire un aumento del 10% sull’importo totale qualora l’espropriato accetti subito l’indennità provvisoria propostagli dall’ente espropriante. Nel caso opposto in cui l’espropriato rifiuti l’indennità provvisoria offertagli dalla pubblica amministrazione, la maggiorazione dell’indennizzo definitivo potrà essere uguale o maggiore dell’8%.

L’indennità tuttavia subisce una riduzione del 25% qualora l’espropriazione sia finalizzata ad attuare interventi di riforma economico-sociale.

Se si tratta, al contrario, di espropriazione di un’area non edificabile. l’indennità è calcolata facendo sempre riferimento al valore di mercato del bene, dovendo tuttavia, nel caso di terreno agricolo, tener conto della coltura effettivamente praticata sullo stesso oltre che dei manufatti edilizi legittimamente realizzati.

Nell’ipotesi infine di un terreno incolto ed inedificabile si prende in considerazione solo il suo valore di mercato.

Occorre considerare che al proprietario del terreno espropriato che sia un coltivatore diretto o un fittavolo che coltivi il fondo da almeno un anno spetta un’indennità aggiuntiva pari al valore agricolo medio del bene determinato all’Agenzia delle Entrate.

Indennizzo per espropriazione di un terreno agricolo
Un recente intervento chiarificatore della Cassazione ha stabilito quali siano gli effettivi criteri di cui tenere conto nell’esatta determinazione dell’indennità dovuta all’espropriato nel caso di espropriazione di un terreno agricolo non edificabile.

A tal proposito, i giudici di legittimità hanno statuito come sia doveroso considerare altresì la zona in cui è ubicato il fondo agricolo. Se tale zona rappresenta un’area edificabile in espansione, è evidente come il terreno agricolo, ancorchè non edificabile, possa subire un aumento di valore proprio in virtù del contesto in cui è collocato.

Detto in altri e più chiari termini è importante avere riguardo anche alle particolari caratteristiche e potenzialità dell’area in cui è situato il fondo oggetto di espropriazione oltre alle approvate utilizzazioni previste dal piano regolatore generale per quella specifica zona.

Autore: Avv. Stefania Avoni
Fonte: www.consulenzaagricola.it

venerdì 15 febbraio 2019

Giornate Tecniche sul Mandorlo


L’Amministrazione Comunale, Specialisti, Vivaisti, Produttori, insieme per un confronto diretto su come sviluppare la Filiera Produttiva del Mandorlo

Dopo il grande interesse per le Giornate Tecniche sulla Mandorlicoltura, partendo anche da vostre specifiche richieste, è il momento di rivederci per fare tutti insieme il "Punto della situazione" e tracciare linee concrete sui programmi da sviluppare!
Siamo a disposizione per rispondere a tutti i vostri quesiti sulla realizzazione e gestione degli impianti.

Previste, a seguire, Visite Guidate sia in mandorleti già realizzati sia da realizzare.

Ore 18:30 - Sala Consiliare - Piazza Principe di Napoli


Segreteria organizzativa:
Vito Vitelli  +39 339 25 11 629 - vitovitelli.blogspot.com 

Per ulteriori approfondimenti cliccate su questo link:
http://vitovitelli.blogspot.com 

Latte: Dario Stefàno, Salvini prende in giro pastori sardi


"Il ministro dell'Interno Salvini, con l'alibi dell'ordine pubblico e il più concreto obiettivo di spiazzare l'alleato M5s in vista delle elezioni in Sardegna, ha organizzato un tavolo-lampo sulle legittime proteste dei pastori sardi, di fatto commissariando il suo ministro. Tavolo che però si è concluso con un niente di fatto. Una presa in giro per gli allevatori aggravata dal sospetto che si continuerà ad occupare della vicenda latte solo fino al voto, senza dare risposte". Lo dice il senatore Dario Stefano, vicepresidente del gruppo del Pd. "La realtà - spiega - è che, per questo governo, il Sud non esiste. Anche su vicenda gelate e xylella in Puglia, ancora ieri, altre promesse, l'istituzione di qualche altro tavolo ministeriale ma nessun fatto concreto. Mentre è in arrivo la secessione dei ricchi. Domanda: ma il M5s e il ministro del Sud esistono ancora? Non partecipano ai tavoli? Non hanno niente da dire?".(ANSA)

Crisi olio e xylella. Due decreti d’urgenza promessi da Centinaio e Pesce davanti ai 5mila olivicoltori in piazza a Roma


«Il Ministro Centinaio, la sottosegretaria Pesce e tutto il governo hanno preso impegni solenni davanti a 5mila olivicoltori e adesso aspettiamo con trepidazione i due decreti legge d’urgenza per far fronte alle emergenze xylella e gelate». Così Onofrio Spagnoletti Zeuli commenta con soddisfazione i risultati ottenuti dopo la grande mobilitazione degli olivicoltori italiani in piazza Santi Apostoli, la più grande di sempre del settore.

«È stata la vittoria di un popolo unito, di uomini e donne che amano la propria terra ed il proprio lavoro al punto tale da sacrificare alle volte, come oggi, anche gli affetti più cari pur di difendere i propri diritti – ha rimarcato Spagnoletti Zeuli -. Il 26 febbraio attendiamo l’arrivo di Centinaio da noi con i primi risultati concreti».

«Il Ministro ha fatto sua tutta la nostra piattaforma programmatica e ci ha ringraziato per l’importante apporto al decreto xylella, approvato ieri in conferenza Stato-Regioni, dove sono stati inseriti gli interventi per le aziende e i frantoi colpiti, da noi richiesti a gran voce – ha continuato Spagnoletti Zeuli -. Per le gelate è passata la linea del buonsenso da noi proposta, quella di un decreto legge, unica soluzione in grado di dare risposte immediate e concrete con risorse importanti per il ristoro delle aziende e dei lavoratori».

«Per fronteggiare l’emergenza occupazionale, invece, entro il 26 sarà convocato il tavolo interministeriale al Mise, mentre la sottosegretaria Pesce sta già lavorando per il nuovo piano strategico nazionale dell’olivicoltura in grado di rilanciare la produzione italiana», ha detto Spagnoletti Zeuli.

«Abbiamo vinto grazie gli agricoltori di tutti i colori, alle organizzazioni che hanno deciso di mettere da parte le proprie bandiere, ai sindacati, ai Sindaci, ai ragazzi delle scuole, alla sensibilità del Ministro, della Sottosegretaria, al lavoro di queste settimane della Regione e al pressing di diversi parlamentari – ha evidenziato il portavoce dei gilet arancioni -. Gli unici sconfitti di questa storia sono i funzionari nazionali e regionali dell’unica organizzazione rimasta fuori, per sua scelta, da questo progetto unitario, che fino a due giorni fa hanno continuato a dileggiare questa grande iniziativa». «Ha vinto l’amore per la terra, ha vinto la sinergia, hanno vinto gli olivicoltori, hanno perso l’arroganza e la protervia di chi nel settore olivicolo ha soltanto un ruolo marginale», ha concluso Spagnoletti Zeuli.

Ecco le prossime scadenze fiscali per le partite Iva: Spesometro e liquidazioni trimestrali


Tra le prossime imminenti scadenze fiscali rilevanti per le partite Iva, si segnala la comunicazione delle Liquidazioni trimestrali relative al quarto trimestre 2018  e lo Spesometro 2° semestre 2018.

Comunicazione liquidazione Iva 4° trimestre 2018

La presentazione della comunicazione relativa alle liquidazioni trimestrali va effettuata telematicamente, l’invio deve avvenire anche nel caso di liquidazione con “eccedenza a credito”.

L’obbligo di comunicazione dei dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche Iva, grava sui soggetti passivi Iva (imprese individuali, società di persone, di capitali, ecc.).

Sono esonerati dall’adempimento i soggetti passivi Iva:

non obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale Iva;
non tenuti all’effettuazione delle liquidazioni periodiche;
In caso di più attività in contabilità separata (ex articolo 36 del D.P.R. 633/1972), i soggetti passivi presentano una sola comunicazione riepilogativa per ciascun periodo.

Comunicazione dati fatture “Spesometro” 2° semestre 2018

La trasmissione delle comunicazioni dati fatture emesse e ricevute (spesometro) è un obbligo introdotto dall’articolo 4 del D.L. n. 193 del 22 ottobre 2016, successivamente con il D.L. n. 148 del 16 ottobre 2017, sono state introdotte semplificazioni dell’adempimento.

La comunicazione deve essere trasmessa telematicamente.

Relativamente ai dati da trasmettere con lo spesometro, il D.L. 148/2017 ha semplificato le informazioni da inviare telematicamente seguendo le indicazioni fornite con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 5 febbraio 2018.

Per quanto riguarda i dati delle fatture emesse e ricevute da trasmettere i contribuenti possono optare per l’invio di un numero inferiore di informazioni limitate a:

partita Iva dei soggetti coinvolti nelle operazioni o codice fiscale per i soggetti che non agiscono nell’esercizio di imprese, arti e professioni;
data e numero della fattura;
base imponibile;
aliquota applicata;
tipologia dell’operazione ai fini dell’Iva nel caso in cui l’imposta non sia indicata in fattura.
Ricordiamo che a partire dalle fatture emesse e ricevute dal 1° gennaio 2018 sono esonerati dalla comunicazione dello spesometro tutti i produttori agricoli in regime di esonero IVA disposizione che viene prevista dal decreto dignità.

Sono, comunque, esonerati dall’obbligo di invio dello spesometro:

i contribuenti nel regime forfettario;
i contribuenti minimi;
la Pubblica Amministrazione e le Amministrazioni autonome;
Si comunica infine, che con l’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica scompare l’obbligo dello Spesometro dall’anno 2019.

Comunicazione “Esterometro” per le operazioni con soggetti esteri

A partire dalle fatture emesse o registrate dal 1° gennaio 2019, è introdotta una nuova comunicazione delle fatture relative ad operazioni transfrontaliere, il cosiddetto “Esterometro”. Gli operatori IVA residenti comunicano le operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato.

Sono escluse dall’obbligo di comunicazione (quindi sono comunicate solo facoltativamente) le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche.

Si riepilogano di seguito le operazioni da includere della comunicazione “esterometro”:

fatture emesse verso soggetti comunitari non stabiliti anche se identificati ai fini IVA in Italia, per i quali non è stata emessa fattura elettronica tramite SdI;
fatture ricevute da soggetti comunitari non stabiliti;
fatture emesse per servizi generici verso soggetti extracomunitari per cui non è stata emessa la fattura elettronica e per le quali non c’è una bolletta doganale;
autofatture per servizi ricevuti da soggetti extracomunitari;
autofatture per acquisti di beni provenienti da magazzini italiani di fornitori extraUe.
È possibile inoltre non comunicare l’operazione nell’esterometro se viene emessa fattura elettronica con indicazione, tra i dati anagrafici del cessionario, del Codice Destinatario “XXXXXXX” (esclusivamente per i dati delle fatture emesse).

La trasmissione telematica è effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso ovvero a quello della data di ricezione del documento comprovante l’operazione. Per data di ricezione si intende la data di registrazione dell’operazione ai fini della liquidazione dell’IVA.

La prima comunicazione mensile delle operazioni di gennaio dovrà essere inviata entro il 28 febbraio 2019.