lunedì 6 aprile 2020

Sicurezza alimentare, report Efsa: Italia meglio della media UE. Agrofarma “Siamo eccellenza internazionale”

- La relazione annuale sui residui dei fitofarmaci in Europa pubblicato dall'Agenzia
europea per la sicurezza alimentare (Efsa) conferma gli alti livelli raggiunti in tema di
sicurezza alimentare.
-  L’Italia è il terzo Paese per numero di campioni analizzati e ha un tasso di regolarità
del 98,2%, migliore della media UE (95,5%).
-  Alberto Ancora (Presidente Federchimica-Agrofarma): “Italia punto di riferimento nel
panorama internazionale per la qualità dei prodotti e per la sicurezza alimentare”.
Milano, 3 aprile 2020 – L’Italia è tra i Paesi che controlla di più i residui di fitofarmaci negli
alimenti, confermandosi leader a livello internazionale in materia di sicurezza alimentare. È
quanto emerge dalla Relazione annuale sui residui dei fitofarmaci in Europa, pubblicata
dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), relativa al 2018 e basata sull’analisi
di oltre 91.000 campioni raccolti dai 27 Stati membri dell'UE, accolta con soddisfazione da
Agrofarma, l'Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di
Federchimica.
“I dati contenuti nel rapporto sono motivo di orgoglio per tutto il settore", dichiara Alberto
Ancora, Presidente di Federchimica-Agrofarma. "Il nostro Paese si dimostra ancora una
volta un punto di riferimento nel panorama internazionale, sia per la qualità dei suoi prodotti
sia per la sicurezza alimentare, confermata dai risultati raggiunti in termini di residui. Un
risultato frutto dell’elevato livello di professionalità raggiunto dagli agricoltori italiani e del
grande sforzo che le aziende produttrici di agrofarmaci impiegano nella ricerca scientifica,
nella assistenza tecnica in campo e nella formazione continua per un loro corretto utilizzo,
garantendo prodotti di alta qualità per la protezione delle colture, la tutela della salute dei
consumatori e la sostenibilità ambientale”.
Dal rapporto emerge come il nostro Paese sia uno tra gli stati UE con la minor percentuale
di campioni oltre i limiti di legge: l'Italia è terza per numero di campioni analizzati (quasi
12.000), dopo Francia e Germania, ma la percentuale di campioni che superano i limiti
(1,8%) è ben al di sotto di quella media dell'Unione (4,5%), e ulteriormente in discesa
rispetto ai dati registrati dall’Efsa nel rapporto relativo all’anno precedente (-0,7%). I risultati
principali del rapporto possono essere visualizzati - per Paese e per alimento - utilizzando la
piattaforma di data visualization sviluppata appositamente dall’EFSA.
Agrofarma è da sempre in prima linea nella promozione di un utilizzo corretto e
responsabile degli agrofarmaci, al fine di assicurare la qualità degli alimenti e favorire la
sostenibilità ambientale. L’Associazione rinnova la propria soddisfazione e il proprio plauso
nei confronti degli operatori del settore, che si impegnano ogni giorno per la tutela del
consumatore e delle risorse naturali.
Per maggiori informazioni:
Lorenzo Faregna – Federchimica Agrofarma
Tel.: 02 34565218
Donato Sambugaro - Comin & Partners
Mail: donato.sambugaro@cominandpartners.com - Tel.: 348 6972067

venerdì 3 aprile 2020

Elaborazione Coldiretti: Misure di emergenza per il settore agroalimentare sottoposta al governo e alle forze politiche

I risultati delle indagini sociologiche e di mercato legati alla pandemia Covid-19, insieme alle informazioni che vengono direttamente dagli operatori, offrono un quadro di emergenza che viene fuori in tutta la sua drammaticità.

Non solo appare evidente come alcuni comparti dell’agricoltura siano colpiti con durezza (in primis tutto il sistema che ha come canale esclusivo o prevalente l’Ho.re.ca., il sistema dell’offerta agrituristica e il comparto del florovivaismo), ma anche come l’agricoltura ritorni ad essere prepotentemente un settore assolutamente strategico per il Paese.

Assicurare gli approvvigionamenti torna ad essere un tema di sicurezza nazionale e la sfera cognitiva dei cittadini incamera progressivamente l’importanza dell’agricoltura e della produzione di cibo nella loro vita.

Inoltre assicurare sicurezza alimentare e vitalità delle imprese agricole nei territori rurali è il primo passo per garantire la tenuta sociale del Paese; sempre più provato. In questa prospettiva va rilevato come la possibilità di iniettare liquidità nel sistema da l’opportunità di garantire nuove importanti occasioni di impiego nelle attività agricole, che nelle prossime settimane, in particolare nel meridione, avranno bisogno di volumi consistenti di manodopera per le lavorazioni stagionali.

Il settore va aiutato per evitare che si perdano porzioni importanti di questo sistema con il conseguente pregiudizio per una parte consistente dell’offerta nazionale di cibo.

Come sostenere l’agricoltura in questa emergenza? Soprattutto con quali risorse?

La risposta a queste domande innanzitutto richiede a tutti ed in particolare al policy maker di essere consapevoli che la straordinarietà della situazione necessita di interventi al di fuori delle “regole ordinarie”.

Se delle risorse ci sono e sono dedicate all’agricoltura oggi vanno usate con formule straordinarie. Ci si riferisce alle risorse dello Sviluppo Rurale, dal cui budget per il periodo 2014-2020, residuano oltre 11 miliardi di euro (comprensivi di cofinanziamento nazionale), che sarebbe folle pensare di utilizzare secondo le modalità “regolamentari”. Alternativamente potrebbero essere utilizzate, in modo anticipato, le risorse dello Sviluppo Rurale per le annualità 2021-22 (oltre 6 miliardi di euro).

Le risorse dello sviluppo rurale possono essere utilizzate perché:

-  parte di queste risorse sono già a rischio disimpegno e una larga parte lo sarà in futuro; 

-  nel contempo è difficile immaginare che ci sia un ricorso nel prossimo futuro a consistenti interventi strutturali.

Chi investirà nei prossimi mesi?

Quali giovani faranno primo insediamento e si metteranno a costruire ad esempio una cantina? Ma soprattutto oggi ha senso preoccuparsi dei nuovi o garantire la sopravvivenza a quei giovani che si sono insediati qualche mese/anno fa? 
Ha senso continuare a finanziare le misure dei GAL?
La lista dei quesiti con risposta scontata potrebbe continuare... 

Allora, perché non utilizzare queste risorse, almeno in parte, in modo diverso per immettere liquidità nel sistema e fronteggiare la crisi? 

Ci sono alcuni punti da mettere a fuoco per dare concretezza a questa ipotesi:

1. Svincolare l’uso delle risorse necessarie dalle attuali regole che presidiano il funzionamento delle misure dello sviluppo rurale.

(Ad oggi potrebbero essere disponibili risorse per oltre 11 miliardi di €; vedi elenco allegato. Ipotesi alternativa per il recupero delle risorse è l’anticipazione di parte delle somme riferibili all’annualità 2021 – 2022 della programmazione dello Sviluppo rurale). 

2. Costituire una misura nazionale: 
FONDO STRAORDINARIO PER IL SOSTEGNO AL SETTORE AGRICOLO. 

3. Definizione degli interventi del FONDO STRAORDINARIO: 

A) Aiuto a superficie per le imprese presenti nel registro INPS. 

Pagamento a superfice aggiuntivo ed eccezionale.
1.000 € ad ettaro (300 €/ha per i pascoli) per un massimale di 50.000 €/impresa, da cui scorporare il costo del personale fino ad un contributo massimo di 250.000 €/impresa. Costo indicativo 5,5 miliardi di euro. 

B) Interventi per il ristoro dei danni da eventi naturali avversi (cimice, gelate, trombe d’aria etc.) delle annate 2019/20.
Ristoro anche dei danni coperti da strumenti assicurativi.

Prevedere un rimborso differenziato che comunque premi chi si è assicurato oltre la concorrenza delle compagnie assicurative.
Individuazione delle aree, stima della perdita ad ettaro per singola coltura e compensazione senza accertamento del danno, con il supporto delle stime ISMEA. Costo indicativo 1 miliardo di euro.
C) Interventi per i giovani già insediati negli ultimi tre anni.
Abbattere del 50% l’eventuale quota di co-finanziamento su investimenti.

Costo indicativo 150 milioni di euro.
Da valutare, se i conti lo consentono, l’estensione della misura anche ad altri imprenditori non giovani che stanno sviluppando investimenti a valere sul PSR.
D) Interventi supplementari per il benessere animale.
Misura finalizzata a migliorare le condizioni degli animali, che agevoli il ricorso a pratiche e tecnologie atte a promuovere migliori condizioni nel comparto zootecnico. Costo indicativo 500 milioni di euro.

All. RISORSE DISPONIBILI.

Risorse totali 11.981,7 milioni di €.
1 - FA 2A “Ristrutturazione Az. Agricole con problemi strutturali e quota mercato esigua”: residuano 2,23 Miliardi di euro (di cui 1,1 Miliardi di quota Feasr); 

2 - FA 2B “Ricambio generazionale”: residuano 1,3 Miliardi di euro (di cui 640 Milioni di quota Feasr); 

3 - FA 3A “Regimi qualità, promozione, filiere corte, associazioni produttori”: residuano 1,3 Miliardi di euro (di cui 646 Milioni di quota Feasr); 

4 -FA 3b “Gestione rischio”: residuano 797 Milioni di euro (di cui 360 Milioni Feasr); 

5 - P4 “Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi”: residuano 2,95 Miliardi di euro (di 
cui 1,5 Miliardi Feasr); 

6 - FA 5A “Rendere efficiente l’uso dell’acqua in agricoltura”: residuano 468 Milioni di euro (di cui 239 Milioni Feasr); 

7 - FA 5B “Rendere efficiente l’uso energia nell'agric. e indust. Alim”: residuano poco più di 22 Milioni di euro (di cui, poco più di 9 Milioni Feasr); 

8 - FA 5C “Favorire approvvigionamento e utilizzo fonti energia rinnov. sottoprodotti, residui e materie non alim. per bioeconomia”: residuano 394 Milioni di euro (di cui poco più di 65 Milioni Feasr); 

9 - FA 5D “Ridurre emissioni metano e protossido di azoto”: residuano 80,4 Milioni di euro (di cui poco più di 35 Milioni Feasr); 

10 - FA 5E “Promuovere sequestro carbonio nel sett. agric. e forest. ”: residuano 462,3 Milioni di euro (di cui poco più di 213,4 Milioni Feasr); 

11. FA 6A “Favorire la diversificazione, creazione nuove piccole imprese e occup.ne”: residuano 322 Milioni di euro (di cui 181,3 Milioni Feasr);
12 - FA 6B “Stimolare lo sviluppo locale in zone rurali”: residuano 1,23 Miliardi di euro (di cui 612 Milioni Feasr); 

13 - FA 6C “Accessibilità, uso e qualità ITC in zone rurali”: residuano 426 Milioni di euro (di cui 194,4 Milioni di quota Feasr). 


Fonte: Elaborazioni Coldiretti su Rete rurale nazionale, bollettini Mipaaf-AGEA e report trimestrali.



Allevatori e Caseifici di Putignano, Noci e Gioia: scontro sul prezzo del latte

Sud Est barese - In piena emergenza coronavirus, qualcuno tenta di approfittarne giocando al ribasso su generi alimentari di prima necessità come il latte, con insostenibili riduzioni unilaterali del prezzo pagato agli allevatori, nonché condizionando l’eventuale pagamento del saldo al ricevimento degli annunciati contributi pubblici che non si sa se, in che misura e  quando arriveranno.

E’ quanto accaduto nelle scorse ore nel Sud-Est barese, quando quattro caseifici di Putignano, Gioia del Colle e Noci, hanno inoltrato agli allevatori del territorio una lettera con la quale li informano che il prezzo del latte alla stalla sarà pagato in acconto a € 0,36 (contro i 0,40+iva) al litro, e che la restante somma trattenuta maturerà e sarà rimborsata, da caso a caso, in base agli accordi che saranno raggiunti con le Istituzioni.

In pratica, qualora ai suddetti caseifici non saranno garantite forme di sostegno pubbliche, non riconosceranno il saldo del pagamento per il latte conferito. Tra l’altro i caseifici, a metà marzo, avevano già richiesto e concordato con gli allevatori una riduzione della fornitura del latte, a causa del calo dei consumi.

Immediata la reazione aziende dell’agroalimentari e comparto zootecnico, del latte in particolare dei produttori di latte che già sono in grosse difficoltà per il calo dei consumi, con perdite intorno al 20-30% e che oggi si vedono decurtare il prezzo del latte, oltretutto in acconto, alla fine del mese di marzo, ovvero imponendo agli allevatori di emettere retroattivamente fatture a prezzo ridotto.

Una condotta definita «speculativa e sleale» da Coldiretti che, unitamente all’Associazione Regionale Allevatori, dopo aver bollato come «irricevibile», la richiesta dei quattro caseifici Gioiella, Deliziosa, Artigiana e Palazzo, ha invocato l’intervento urgente del Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e dei Prefetti della Puglia.

«La condotta sleale è 'giustificata' dal mondo della trasformazione con la ridotta vendita di prodotti lattiero – caseari nei canali HoReCa – Si legge nel documenti della Coldiretti -  Sottacendo di contro che sono aumentate nella GDO – insiste Coldiretti Puglia - le vendite di latte Uht del 33,4% e di mozzarelle del 47,8% secondo i dati IRI (Ipermercati, Supermercati, Discount, Libero Servizio) e del 20% di latte e derivati, secondo i dati Ismea – Nielsen. A dir poco singolare che, a fonte dell'atteggiamento dei trasformatori pugliesi che dovrebbero avere a cuore il destino della filiera del territorio, grandi industriali e multinazionali quali Auricchio, Parmalat, Invernizzi stiano continuando a fare accordi per il ritiro del latte senza alcuna riduzione del prezzo».

Argomentazione che hanno sollecitato la rapida risposta del Ministro Bellanova, la quale già martedì sera 31 marzo con una nota stampa sottolinea: «Non c’è spazio per chi approfitta dell’emergenza. Le imprese segnalino speculazioni e pratiche sleali alla casella di posta elettronica attivata dal ministero. In questo momento delicatissimo – Rimarca Bellanova – l’intera filiera agroalimentare sta dando un contributo vitale al Paese, assicurando continuità nella produzione, distribuzione e approvvigionamento dei beni prima necessità…. Per questo abbiamo previsto multe da 15mila a 60mila euro per chiunque  metta in atto pratiche sleali tra acquirenti e fornitori, colpendo il Made in Italy e danneggiando la nostra reputazione. Da oggi organizzazioni agricole, consorzi associazioni di produttori, hanno uno strumento in più che per impedire azioni di questa natura».


Autore: Patrizio Pulvento
Fonte: Putignano Informatissimo

giovedì 2 aprile 2020

Cimice asiatica: via libera dall'Ue alle richieste di Ministero e Regioni

"Un risultato importante, che attendevamo. Conferma la giustezza del nostro lavoro e la forza della collaborazione istituzionale. Fin dal mio insediamento è stata la mia regola, la ragione per cui il tavolo con le Regioni si riunisce almeno una volta al mese e in questo periodo ovviamente molto di più.

Dopo il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni alle misure di prevenzione, controllo, contrasto, compreso il via libera all'utilizzo della vespa samurai, la decisione ieri dell'Europa rafforza la nostra azione e soprattutto è un altro tassello che rafforza il nostro impegno verso le aziende colpite dall'emergenza cimice asiatica. Un'emergenza che, lo voglio sottolineare, non è territoriale ma nazionale ed europea.
Nel frattempo, i nostri Uffici sono al lavoro per la definizione di una Circolare sulle disposizioni attuative".

Così la Ministra Teresa Bellanova commenta il via libera della Commissione europea che ha accolto le proposte del Ministero delle Politiche agricole e delle Regioni coinvolte per combattere l'emergenza cimice asiatica.
Nello specifico: il sostegno dell'Unione Europea per i fondi mutualistici coprirà anche il capitale inziale di costituzione e non solo le spese amministrative e di ripianamento del fondo; il sostegno comunitario al fondo di esercizio aumentato sino al 5% del valore della produzione commercializzata; sale al 60% l'aiuto per gli interventi di prevenzione dei danni da cimice asiatica inseriti nei programmi delle organizzazioni dei produttori.

Gli interventi sono destinati ad Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Province autonome Trento e Bolzano, la cui produzione ortofrutticola nel 2019 è stata colpita dalla cimice asiatica.

Rigenerazione olivicola della Puglia: Istituito il Comitato di Sorveglianza. Bellanova: "Nuovo importante tassello nell'attuazione del piano"

E' stato firmato dalla Ministra Teresa Bellanova stamane il Decreto che istituisce il Comitato di Sorveglianza del Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, con l'obiettivo di garantirne la corretta attuazione.


Ne fanno parte: Giuseppe Blasi, Capo del Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale, Presidente, per il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; Carmelo Petraglia, designato dal Ministero per il Sud e la Coesione territoriale; Debora Rogges, indicata dal Ministero dello sviluppo economico; Gianluca Nardone, Direzione Agricoltura della Regione Puglia.


"Nonostante il grave periodo che stiamo attraversando", dice la Ministra Teresa Bellanova, "in questi mesi i nostri Uffici hanno continuato a lavorare con la determinazione di sempre sull'attuazione del Piano per la rigenerazione olivicola della Puglia, approvato in Conferenza Stato-Regioni e adesso in attesa della registrazione della Corte dei Conti.
Il cronoprogramma delle singole azioni è già nero su bianco", prosegue la Ministra, "e prosegue il lavoro su indennizzi agli agricoltori e ai frantoi. Così il confronto tecnico con la Regione per mettere a punto i contenuti delle altre misure e finalizzare i bandi.

Da oggi entra nella sua piena operatività un organismo importante come Il Comitato di Sorveglianza chiamato a garantire sulla corretta e puntuale attuazione del Piano, perché le singole azioni possano al più presto ottenere i risultati attesi.

Nel frattempo abbiamo pubblicato, e prorogato per l'emergenza coronavirus, il bando sui Distretti del cibo e quello per il finanziamento di Contratti di distretto nell'area colpita dalla xylella per un importo complessivo di oltre 30milioni, garantendo ulteriori importanti risorse a un territorio già pesantemente colpito e messo alla prova da questa emergenza".

Fonte. Mipaaf

mercoledì 1 aprile 2020

Ortofrutta italiana a rischio. Confagricoltura analizza le principali cause: dal meteo sfavorevole alla mancanza di manodopera, dalla difficoltà di mercato alla logistica

Frutta e verdura sono un orgoglio della cucina tricolore e pilastro della dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Il comparto ortofrutticolo – evidenzia Confagricoltura – rappresenta un quarto del valore della produzione agricola nazionale e il 20% della spesa alimentare. E’ anche la prima voce del nostro export agroalimentare.

In questo periodo le aziende ortofrutticole italiane stanno garantendo senza interruzione i rifornimenti ai punti vendita, cosicché sulle nostre tavole non sono finora venuti a mancare ortaggi e frutti di stagione. Ma l’emergenza Coronavirus inizia a destabilizzare anche questo comparto. Le cause sono molteplici: dalla difficoltà di mercato alla logistica, fino alla carenza di manodopera che sta preoccupando non poco gli agricoltori italiani.

Attualmente il problema è limitato alle primizie, come le fragole (di cui l’Italia è il quarto produttore al mondo, con 3.700 ettari coltivati e un export, seppure in flessione, che vale 29,8 milioni di euro), o gli asparagi, ma il timore degli operatori è che l’emergenza si acuisca nei prossimi giorni, quando, in particolare al Sud, inizierà la raccolta di zucchine, melanzane, pomodori e peperoni.

Confagricoltura pone anche l’attenzione alle esportazioni di ortaggi e frutta, che hanno subito un rallentamento dell’80%, o addirittura si sono azzerate.

Per alcune regioni – evidenzia Confagricoltura – il Coronavirus è un ulteriore danno per il comparto: in Emilia Romagna, ad esempio, la situazione è particolarmente preoccupante per le emergenze che si sono susseguite nell’ultimo anno. Si è passati dalla cimice asiatica, alle gelate dei giorni scorsi, e ora la carenza di manodopera per l’emergenza sanitaria rischia di chiudere consolidate realtà produttive.

Di qui la necessità di misure ad hoc, quale la richiesta alla Commissione UE di poter effettuare un ritiro straordinario dal mercato di prodotti ortofrutticoli, allargando l’attuale elenco e snellendo le procedure, con risorse aggiuntive a quelle dei correnti programmi operativi (come era capitato in passato per altre emergenze sanitarie che avevano colpito il comparto).

Confagricoltura è intervenuta predisponendo alcuni emendamenti al decreto “Cura Italia”, nell’ambito delle misure di sostegno al settore agricolo, quali la previsione di risorse straordinarie di almeno 20 milioni di Euro da utilizzare a supporto di quei comparti ortofrutticoli, come la fragola, particolarmente colpiti dall’effetto dell’emergenza COVID-19, prevedendo l’estensione della copertura anche ai produttori non soci delle OP.

Confagricoltura ha inoltre sostenuto la richiesta di poter anticipare ad oggi la campagna di promozione per stimolare i consumi di fragola (il frutto ha perso in un mese il 15,5% del valore del prezzo all’origine nei due principali distretti produttivi, in Basilicata e Campania) attivata dall’Organismo Interprofessionale con il patrocinio del Ministero, sull’intero territorio nazionale, in collaborazione con la GDO, i negozi di dettaglio specializzati e gli operatori grossisti dei mercati agroalimentari.

Rimane valido, poi, l’invito alla grande distribuzione a fare la propria parte, sostenendo il prodotto italiano in questo periodo di generale difficoltà economica.

Confagricoltura ritiene che la pandemia Coronavirus segni il punto di svolta per riorganizzare la filiera ortofrutticola italiana, che manifesta ancora punti di debolezza a sfavore dei produttori agricoli e di tenuta sui mercati internazionali. Senza contare poi l’organizzazione del lavoro all’interno degli stabilimenti post COVID-19, dove la sicurezza degli addetti necessiterà di ulteriori precauzioni.

Fonte: Confagricoltura

Accademia dei Georgofili: “La pandemia riporta al centro gli agricoltori, ma abbiamo sbagliato a dimenticarcene prima”

Pubblichiamo l'intervista di Matteo Bernardelli a Daniela Toccaceli, ricercatrice di Innovazione organizzativa dell’agricoltura e dello sviluppo rurale all’Università di Firenze e direttore del Centro studi sull’organizzazione economica dell’agricoltura dell’Accademia dei Georgofili.

Direttore, con la pandemia scatenata dal Coronavirus è emersa prepotentemente la centralità dell’agricoltura e dell’agroalimentare. È cambiata la considerazione anche degli agricoltori?
“L’agricoltura è un settore strategico, che si è innovato in passato e continua ad innovarsi. Pensare che sia un settore non tecnologico è un sentimento romantico, ma sbagliato. Nutrire il pianeta è una responsabilità che non riguarda solo gli agricoltori, ma li coinvolge direttamente, a livello individuale e come macro. Non può essere una pandemia che ce li porta all’occhio, abbiamo purtroppo sbagliato a dimenticarcene prima, degli agricoltori”.

L’Europa dovrà continuare ad assicurare attenzione all’agricoltura come bene pubblico, al servizio dei cittadini europei?
“Con la pandemia si palesano tutte le contraddizioni di un’Unione europea ancora incompiuta, incompleta, troppo spesso miope e attenta al particulare più che all’interesse di un grande continente. Dovrebbe guardare con più lungimiranza a come variano e si ricompongono le relazioni geopolitiche. Un’Europa più compiuta e politicamente più ambiziosa sarebbe di sicuro aiuto alla nostra agricoltura che compete nel mercato globale. E solo vincendo questa competizione potrà continuare ad assicurare cibo e beni pubblici a tutti noi”.

In tutto ciò l’agricoltura c’entra?
“Moltissimo, perché la condotta politica si riflette direttamente sui mercati e mai come ora vediamo quanto sensibilmente i mercati reagiscono, vediamo quanto conta che il sistema politico sappia creare un clima di fiducia e di affidabilità verso creditori e investitori. L’agricoltura e il cosiddetto food-system sanno come avvantaggiarsi di tali premesse, quando sono solide, ma soffrono moltissimo quando vengono a mancare”.

Le tensioni legate al coronavirus si sono riverberate anche sui mercati, con il ritorno alla volatilità. La cooperazione può essere un paracadute alla caduta dei prezzi?
“Sicuramente. Non sempre si sono verificati casi di speculazione, ma è evidente che il mercato ha risentito dello choc e di nuove dinamiche di domanda e offerta, mutate rapidamente. Pensiamo alla chiusura di bar e ristoranti, ad esempio, che ha azzerato la domanda di molti beni agroalimentari e della pesca di un intero canale di vendita. Chiaramente organizzarsi per controllare, attraverso l’aggregazione, le dinamiche di mercato è la soluzione, e la cooperazione è uno strumento principe perché è il più antico e il più collaudato. Accanto a questa molti altri modelli di aggregazione (Op, Oi e altri) saranno, nella prossima Pac, strumenti a supporto della competitività”.

La pandemia ci ha costretto in casa, cambiando le modalità di fare la spesa e di nutrirci, riscoprendo anche i piatti della nostra tradizione.
“Sì, abbiamo molta cultura, memorie e ricchezza nel nostro cibo, che nessuna pandemia ci può togliere, ma cucinare per molte ore o per tutti i pasti saranno abitudini che cambieranno non appena questa fase di costrizione casalinga finirà. Sulle botteghe, invece, abbiamo compreso tutti che hanno un ruolo, un senso e una funzione che vanno ben oltre la vendita del cibo, con un’importanza non solo nei centri rurali, ma anche nelle stesse città. Finito questo periodo dovremo considerare e innovare tali modelli organizzativi, senza dimenticare che hanno saputo offrire valide risposte in una fase senza precedenti”.

Il famoso architetto olandese Rem Koolhaas ha organizzato al museo Guggenheim di New York la mostra Countryside, the Future, che riguarda gli spazi non urbanizzati con un approccio molto ampio. Come cambiano le campagne?
“Credo innanzitutto che sia molto positivo parlare da una sede così prestigiosa di campagne. Al plurale, perché rappresentano un caleidoscopio di realtà non paragonabili fra loro. Credo che in futuro le città tenderanno sempre di più a ingrandirsi e a inglobare le aree confinanti, cosicché avremo sempre di più campagne parcellizzate all’interno di maglie urbanizzate. In Italia molti anni di sviluppo rurale hanno permesso di attivare idee, modelli consolidati, reti informali, approcci innovativi nelle campagne, così da poter individuare sistemi di crescita e soluzioni a problemi, anche laddove lo Stato non arriva. Così abbiamo messo in luce che le aree rurali sono indubbiamente sono serbatoli di vitalità per la società e la civiltà”.



da: Terra Mantovana, 26/3/2020