lunedì 5 novembre 2018

Fertilizzare = nutrire


Da uomo di scienze, il chimico tedesco Fritz Haber si rese subito conto delle immense potenzialità della sua scoperta quando, quel 13 ottobre del 1908, mise a punto il processo di sintesi dell'ammoniaca. Un successo destinato a trovare immediate e concrete applicazioni in svariati ambiti. In agricoltura, innanzitutto.

È proprio a partire dall'ammoniaca che infatti si ottengono i fertilizzanti azotati il cui utilizzo su larga scala aprì la strada alla 'Rivoluzione verde' che permise di far uscire milioni di persone dalla fame e dalla povertà.

Per soddisfare i fabbisogni alimentari di una popolazione in continua crescita, il mondo agricolo non poteva più limitarsi a cercare di incentivare la rendita dei raccolti con il solo aiuto di letame e di compost, materiali naturali ricchi di azoto (elemento nutritivo fondamentale per la crescita delle piante) ma disponibili in quantità sempre più limitate. Quel composto azotato creato in provetta da Haber risolveva d'incanto il problema. Non a caso il 13 ottobre è diventata la data simbolo per celebrare la Giornata mondiale dei fertilizzanti - Global fertilizer day.

Ancora oggi i fertilizzanti rappresentano un fattore trainante del sistema agricolo e si rivelano strumenti indispensabili per nutrire la terra. "Terra che a sua volta deve essere in grado di nutrire una popolazione mondiale che continua a crescere a livelli esponenziali. Basti pensare che se nel 1960 un ettaro di terra nutriva due persone, nel 2025 quello stesso ettaro dovrà nutrirne cinque. E qui entra in gioco il ruolo indispensabile dei fertilizzanti. Le stime parlano chiaro: senza il loro utilizzo si possono verificare perdite nei raccolti anche fino al 75%" sottolinea Giovanni Toffoli, presidente di Federchimica-Assofertilizzanti.

Assofertilizzanti ha a cuore la salute della terra e dell'ambiente che da essa trae vita. Va letta in quest'ottica la promozione, a partire dal 2011, del Progetto Qualità pensato per stimolare fra le aziende associate una maggiore efficienza e una rigorosa attenzione alle tematiche connesse alla salute e alla sicurezza umana e ambientale.
Il marchio di qualità assegnato annualmente dall'associazione 'certifica' le aziende che hanno saputo tenere comportamenti virtuosi in tal senso.
Fonte: Assofertilizzanti

venerdì 2 novembre 2018

Documentazione antimafia, verso l’esonero per le domande di fondi Ue fino a 25mila euro


Per le aziende agricole si profila anche per il 2019 la proroga dell’esenzione  dall’obbligo  della presentazione della documentazione antimafia per le domande  di fondi europei  di importo fino a 25mila euro.  Si tratta di tutti i contributi e provvidenze comunitari, in particolare di quelli Pac. Nel “decreto sicurezza”, all’esame del Senato, è stato approvato in Commissione affari costituzionali un emendamento bipartisan e  col parere positivo del Governo che va in questa direzione.

Come è noto l’esonero a  regime della documentazione antimafia vale per tutti gli aiuti  comunitari inferiori ai 5 mila euro, mentre per quelli fino a 25mila euro  è prevista l’esenzione per tutto il 2018. Senza un intervento normativo si rischierebbe dal prossimo gennaio  di creare serie difficoltà alle imprese agricole. Già lo scorso anno, prima  della “legge di bilancio” per il 2018 che ha introdotto l’esenzione fino a 25mila euro, molti pagamenti, in particolare da parte di Agea,  avevano subito forti rallentamenti, e talora un vero e proprio blocco, per la difficoltà di ottenere la documentazione in quanto la banca dati centralizzata del Ministero dell’Interno si è trovata a gestire un numero di richieste molto superiore rispetto all’ordinario.

Le aziende agricole dunque già  stressate dalla burocrazia comunitaria e nazionale rischierebbero ulteriori penalizzazioni sul fronte degli adempimenti con ritardi nel pagamento degli aiuti e  soprattutto dei vitali contributi Pac. C’è poi da aggiungere che  per le imprese agricole l’obbligo  si tradurrebbe davvero di una overdose di burocrazia, poiché il certificato antimafia, come è noto, ha una valenza di sei mesi e dunque dovrebbe essere presentato sia in sede di anticipo  che di saldo dei premi comunitari.

L’emendamento al “decreto sicurezza” approvato in Commissione al Senato, secondo la Coldiretti, va nella direzione della sburocratizzazione richiesta dalle imprese e promessa dal Governo.


Pubblicato il nuovo rapporto IPCC su cambiamenti climatici


E’ stato pubblicato dall’IPCC (Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) il Rapporto Speciale “Riscaldamento globale di 1,5 °C”. Il documento presenta un lungo sottotitolo che ne sintetizza il contenuto: “rapporto speciale dell’IPCC sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 °C rispetto ai livelli del periodo pre-industriale e i relativi percorsi di emissioni di gas serra, in un contesto di rafforzamento della risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici, allo sviluppo sostenibile, e agli sforzi per sconfiggere la povertà”.

Commissionato dall’UNFCCC a supporto dei prossimi passi dell’azione internazionale nell’ambito dell’Accordo di Parigi, il testo dell’IPCC è destinato a costituire un nuovo riferimento, in termini di dati e proiezioni, per tutti i livelli delle decisioni negoziali future. Il Rapporto, infatti, copre tutti i principali temi legati ai cambiamenti climatici, nella prospettiva di un aumento di temperatura nei prossimi decenni.

Una sintesi del testo è stata presentata in una forma espressamente rivolta ai decisori politici, visto che, nonostante gli sforzi sin qui fatti, il riscaldamento globale sta ancora crescendo rapidamente. Ad oggi, infatti, le attività umane hanno causato un riscaldamento della temperatura media annuale globale di circa 1,0 °C rispetto ai livelli pre-industriali ed è previsto, se si continuerà con l’attuale tasso di crescita, che si raggiungerà 1,5 °C tra il 2030 e il 2052. Si stima che il riscaldamento globale antropogenico (provocato dalle emissioni passate e attuali) stia crescendo ad un tasso di crescita pari a 0,2 °C per decennio e ciò ha già provocato e continua a provocare perturbazioni nel sistema climatico con impatti che possono durare per secoli, o anche millenni, come l’innalzamento del livello dei mari. Tuttavia, a mettere seriamente a rischio il sistema (arrivando a superare 1,5 °C) saranno non tanto le emissioni passate e consolidate ma quelle future.

Secondo l’IPCC, quindi, per fermare il riscaldamento globale antropogenico è necessario raggiungere e mantenere un livello di zero emissioni antropogeniche globali nette di CO2 (emissioni di CO2 bilanciate globalmente da rimozioni di CO2) e ridurre il forzante radiativo di altri gas serra diversi dalla CO2 (ad esempio del metano) e del black carbon (carbonio derivante dall’incompleta combustione delle fonti fossili). Quale sia la temperatura globale a cui si stabilizzerà il sistema climatico dipenderà dall’entità delle emissioni antropogeniche accumulate, fino a quando non si raggiungano emissioni nulle, tuttavia, la letteratura scientifica, sintetizzata in modo credibile e bilanciato nel Rapporto, indica (e questo è il principale elemento di novità presente nel rapporto) che i rischi alla società e agli ecosistemi con un riscaldamento globale di 1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali sono di molto inferiori rispetto a quelli legati allo scenario di aumento di 2 °C.

Questa differenza di impatto (insita nel mezzo grado tra 1,5 e 2), infatti, è più consistente di quanto si stimasse in precedenza. In termini di proiezioni di impatto e rischi connessi, dunque, il documento sottolinea come alcune gravi conseguenze potranno essere evitate limitando il riscaldamento globale a 1,5 °C. Tra queste, ad esempio, entro il 2100 l’innalzamento del livello del mare su scala globale potrebbe essere più basso di 10 cm con un riscaldamento globale di 1,5 °C rispetto a 2 °C e questa differenza potrebbe voler dire che 10 milioni di persone non sarebbero sottoposte a rischi alle risorse idriche, infrastrutture ed ecosistemi.

Altri esempi di impatti gravi che potrebbero essere evitati o limitati con un incremento di solo mezzo grado rispetto a oggi, riguardano la condizione di assenza di ghiaccio estivo nel Mar Glaciale Artico, la riduzione delle barriere coralline, i danni alle persone da ondate di calore e le probabilità di siccità e deficit idrici, nonché di precipitazioni estreme, in alcune aree del Pianeta. Quello che sostanzialmente dice il nuovo rapporto, quindi, è che limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali potrebbe permettere alle persone e agli ecosistemi maggiore possibilità di un adattamento socio-economico efficace e rimanere sotto la soglia di rischi rilevanti. Inoltre, ove la temperatura aumentasse tra 1,5 °C e 2 °C potrebbero essere innescate alcuni perturbazioni “catastrofiche” al sistema climatico globale, quali la destabilizzazione della calotta glaciale dell’Antartide e la perdita irreversibile della calotta continentale della Groenlandia, con conseguente aumento del livello medio dei mari di molti metri per secoli o millenni.

Il rapporto, quindi, sostanzialmente invita i decisori politici ad attuare “rapide e lungimiranti” transizioni in molti settori quali suolo, energia, industria, edilizia, trasporti e pianificazione urbana. Per contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 °C è necessario, infatti, che le emissioni antropogeniche nette globali di CO2 diminuiscano di circa il 45% rispetto i livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo zero intorno al 2050. Questa transizione, da attuare nel corso dei prossimi decenni, prevede riduzioni rapide della domanda energetica, decarbonizzazione dell’elettricità, elettrificazione dei consumi finali di energia e forti riduzioni delle emissioni anche da parte del settore agricolo. La strategia più conveniente, infatti, prevede la riduzione della domanda energetica e quella di alcuni altri consumi, tra cui quelli legati al cibo ad alto contenuto di gas serra.

Le conseguenze per l’agricoltura, quindi, saranno una decisa accelerazione verso l’adozione di misure di contenimento delle emissioni che interesserà principalmente il settore zootecnico, ma anche altri settori, specie per quanto riguarda il rapporto con le risorse naturali, acqua e suolo in primis. Di contro, una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori potrebbe tradurre questa emergenza in una opportunità per le imprese più lungimiranti, grazie all’impiego di certificazioni ambientali, la ulteriore diffusione del metodo biologico, ed, in generale, anche grazie ad una revisione delle filiere agroalimentari che interesserà la logistica (riduzione delle emissioni da trasporto) e un conseguente maggiore ricorso del consumatore a produzioni stagionali e locali (km 0 e farmer markets), a fronte di una maggiore sostenibilità ambientale e climatica delle filiere territoriali rispetto ai modelli di produzione e distribuzione di tipo agroindustriale.

Tornando al rapporto IPCC, l’indicazione principale resta, dunque, quella indirizzata al negoziato politico internazionale, chiamato a rafforzare gli sforzi per la riduzione delle emissioni di gas serra perseguendo lo sviluppo sostenibile per debellare la povertà. Come noto, ad oggi, con l’Accordo di Parigi, i Paesi hanno assunto impegni di riduzione delle emissioni (Nationally Determined Contributions – NDCs) che, però, non risultano in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali. Questi impegni, infatti, potranno portare ad un livello di emissioni pari a 52-58 GtCO2 all’anno nel 2030, circa il doppio rispetto alle indicazioni dei percorsi di emissioni a 1,5 °C.

Il rapporto, infine, oltre a stimolare i governi ad intensificare le politiche di mitigazione ed adattamento climatico, auspica anche un efficace cooperazione internazionale, un rafforzamento delle capacità istituzionali degli attori nazionali, subnazionali e locali della società civile, del settore privato, delle città, delle comunità locali e delle popolazioni indigene, elementi che appaiono oggi più che mai fondamentali per l’implementazione di azioni ambiziose che limitino il riscaldamento globale a 1,5 °C. Anche in questa direzione, i lavori dell’IPCC nei prossimi mesi proseguiranno, sempre a supporto dei negoziati internazionali sul clima, in un percorso che prevede la stesura di una serie di Rapporti Speciali prodotti durante il ciclo che porterà al nuovo rapporto di valutazione (AR6). Per il prossimo anno sono attesi, infatti, il Rapporto Speciale sull’Oceano e la Criosfera in un Clima che Cambia e il Rapporto Speciale su Cambiamenti Climatici e Suolo.

Una campagna di informazione per salvare le api


Gli apicoltori dell’isola di Cipro si apprestano a lanciare una campagna di sensibilizzazione, incentrata sull’importanza degli impollinatori per la sopravvivenza degli esseri umani e sulla loro protezione. La campagna ha ricevuto anche il sostegno del Ministero dell’Agricoltura e dell’ufficio del commissario all’Ambiente.
Un terzo di tutta la produzione agricola mondiale dipende dai servizi degli impollinatori (api, farfalle, coleotteri e altri insetti). Si stima che più di 1.300 specie di piante vengano coltivate in tutto il mondo per la produzione di cibo, prodotti farmaceutici, bevande, condimenti, spezie e perfino abbigliamento, ha detto il gruppo. La scomparsa degli impollinatori più importanti della terra, le api, avrebbe un effetto devastante sulla produzione delle piante e sulla protezione di interi ecosistemi.
La diminuzione del numero degli impollinatori comporta che le piante da fiore ricevono meno visite da questi insetti, il che determina una contrazione della produzione. La moria di api si verifica durante tutto l’anno, ma principalmente nei mesi primaverili che vanno da marzo a maggio. L’obiettivo della campagna è informare i produttori agricoli, ma anche l’opinione pubblica, sull’importanza dell’impollinazione, e su come proteggere le api, che sono gli impollinatori più importanti.



da “Cyprus Mail” in Agrapress rassegna stampa estera, 25/10/2018
Fonte: Accademia dei Georgofili

Diamo “Credito ed Energia” all’Agricoltura


L’evento si terrà venerdì 9 Novembre  alle ore 18:00 presso  l’Auditorium parrocchiale San Michele Arcangelo, via Sacerdote Pietro Galetta n7 a San Michele Salentino(BR).

Prenderanno parte all’evento i seguenti relatori:

Ore 18:00 Carrozza Francesco Amm. Prontagricoltura Mediazione Creditizia S.r.l.
- Problematiche delle banche
- Aziende agricole e credito
- Tassi d’interesse

Ore 19:00 Lucaroni Massimo dott. Agronomo specializzato Ismea
- Banca delle Terre
- Primo Insediamento

Ore 19:30 Castagnoli Andrea responsabile di Energy Italy
- Impianti fotovoltaici
- Installazione
- Finanziamenti

L’evento sarà trasmesso in streming su facebook e su Foglie TV.

Vi aspettiamo numerosi.