venerdì 4 dicembre 2015

Agricoltura: Ue, prospettive non buone per redditi al 2025

Non sono buone le prospettive per i redditi agricoli nei prossimi dieci anni: "il valore totale della produzione infatti, che al 2025 dovrebbe aumentare di oltre il 10%, non riuscirà a coprire un aumento dei costi del 15%". Di segno positivo invece, soprattutto nei nuovi Stati membri, é il reddito per unità di lavoro annuale il cui incremento é dato dal calo del numero di addetti "che dovrebbe scendere, rispetto al 2014, da 9,9 a 7,3 milioni di unità".
Le prospettive sul reddito e sui principali mercati di materie prime agricole in Europa, sono state discusse durante due giornate nel convegno sulle "Grandi sfide che attendono la Pac", svoltosi a Bruxelles su iniziativa del commissario europeo all'agricoltura Phil Hogan. Al convegno hanno partecipato decine di responsabili degli Stati membri, delle istituzioni Ue e del settore agroalimentare e Ong.

In sintesi, dalle prospettive a medio termine (2015-2025) per la Pac, emerge che, in un contesto di prezzi dell'energia e delle materie prime più più bassi, "i prezzi dei cereali si manterranno al livello attuale o di poco superiore (in una forchetta tra 150 e 190 euro la tonnellata), mentre i prezzi abbordabili dei mangimi dovrebbero favorire il settore zootecnico". Pertanto, nonostante le difficoltà che al momento incontra il mercato del latte, "il settore lattiero caseario potrebbe cogliere queste opportunità per espandersi ulteriormente, spinto anche da una crescente domanda interna dell'Ue". Sul fronte della produzione di carne, gli analisti Ue sottolineano che, "dopo una forte ripresa nel 2014 e 2015, il consumo procapite dovrebbe diminuire leggermente tranne per le carni di pollame. Lieve aumento invece é atteso per la carne di maiale, sostenuta dalle esportazioni, mentre si prevede un calo della produzione di manzo. Nel suo rapporto Bruxelles tiene comunque a sottolineare la difficoltà di quantificare alcuni rischi sotto il profilo produttivo e sanitario, oltre al fatto che i mercati tendono ad essere molto volatili.

Settemila tonnellate di falso olio italiano, sei indagati tra Bari e Brindisi

Sei persone indagate per i reati di frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, in concorso tra loro. Questi i primi risultati dell’operazione svolta dal Corpo forestale dello Stato nel brindisino e nel barese su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha visto impegnati, da questa mattina, un centinaio di Forestali in perquisizioni, ispezioni e sequestri di lotti riconosciuti come falso olio extravergine di oliva 100% italiano.
I Forestali, coordinati dal Nucleo Agroalimentare e Forestale (NAF) di Roma, dal Comando Provinciale di Bari e dalla Sezione di polizia giudiziaria del Corpo forestale dello Stato della Procura della Repubblica di Bari, hanno effettuato i suddetti controlli su molte aziende aventi sede a Fasano, Grumo Appula e Monopoli, come pure su un laboratorio di certificazione con sede in quest’ultimo comune. L’indagine trae origine dalla scarsa raccolta della campagna olivicola 2014-2015, definita annus horribilis per il settore oleari. Secondo i dati Ismea la produzione di olio da olive si è attestata intorno alle 235mila tonnellate.
Gli investigatori del NAF, specializzati nella lotta alle frodi agroalimentari, si sono rivolti all’Istituto di Bioscienze e Biorisorse (CNR – IBBR) di Perugia per stabilire l’origine geografica di molte partite di olio extra vergine di oliva etichettato come “100% italiano”. Per l’occasione è stata utilizzata la tecnica innovativa del riconoscimento del DNA delle cultivar di olivo presenti nell’olio (analisi molecolare). La maxifrode ha interessato un quantitativo di circa settemila tonnellate di olio.
I risultati delle analisi incrociati con quelli sulla tracciabilità ricavati dai registri informatici hanno permesso di accertare che migliaia di tonnellate di olio ottenuto mediante la miscelazione di oli presumibilmente extravergini provenienti anche da Paesi extra Unione Europea come Siria, Turchia, Marocco e Tunisia venivano venduti sul mercato nazionale e internazionale (statunitense e giapponese) con la dicitura facoltativa 100% italiano, configurando così una frode in danno al Made in Italy.

Le indagini della Forestale continuano e sono mirate anche ad accertare la effettiva natura dell’olio extracomunitario e la sua genuinità. I controlli dovranno inoltre verificare eventuali complicità di altre aziende.

martedì 1 dicembre 2015

Se tutta agricoltura fosse bio, -23% emissioni CO2 in Ue

Se tutte le superfici agricole fossero coltivate con metodi biologici, le emissioni di CO2 causate dall'agricoltura potrebbero ridursi del 23% in Europa e del 36% negli Usa. Lo dice uno studio diretto da Andreas Gattinger (FiBL - Istituto di ricerca per l'agricoltura biologica) che ha esaminato i risultati di 74 studi internazionali che hanno paragonato gli effetti sul terreno delle coltivazioni biologiche e di quelle convenzionali. Dallo studio - rileva un comunicato Aiab, l'associazione Italiana per la coltura biologica - scaturisce che l'agricoltura biologica permette di fissare nel terreno quantità di carbonio significativamente superiori, con ciò offrendo un importante contributo per frenare il riscaldamento globale.
Gli autori hanno inoltre calcolato che ciò corrisponderebbe a circa il 13% della riduzione complessiva necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici fissati per il 2030. A ciò si aggiungono i risultati dello studio 'Enviromental Impact of differentagricultural management practices: conventional versus organicagriculture', apparso sulla rivista 'Critical reviews in plantsciences', realizzato dai ricercatori guidati da Maurizio Paoletti del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova in collaborazione con l'Università di Cornell, Usa: "I terreni gestiti con il metodo bio hanno una maggiore capacità di sequestrare CO2 e di trattenere acqua, con conseguente miglior rendimento in condizioni climatiche di scarsità di precipitazioni".

In concomitanza con l'inizio della conferenza COP21 di Parigi le associazioni del biologico, Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica e FederBio - Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica - "alzano l'attenzione - conclude la nota - sul tema del clima e sul forte impatto che l'agricoltura intensiva ha giocato nei decenni passati, evidenziando la necessità di promuovere e adottare sempre più un metodo di produzione innovativo e al tempo stesso rispettoso dell'ambiente, in tutte le sue declinazioni".

E-commerce alimentare +30% in 2015 ma occhio frodi


Crescono del 30% gli acquisti on line dei prodotti agroalimentari nel 2015, pari a 460 milioni di euro e questo grazie anche a Expo. Quello del cibo e bevande è un settore che ha messo a segno la percentuale più alta di crescita insieme all'editoria a pari percentuale, precedendo informatica (+21%) e abbigliamento (+19%). E' quanto è emerso da una ricerca Movimento del cittadino-Frodialimentari, in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato, che affronta anche il tema delle finte recensioni on line dei ristoranti che possono tradursi in una forma di nuovo 'pizzo'. Molti clienti infatti chiedono lo sconto sotto l'alternativa di rifarsi con una cattiva recensione. La nuova frontiera di spesa, utilizzata da 18 milioni di italiani, non manca peraltro - aggiunge il rapporto - di insidie per i consumatori, visto che il 43% risulta essere stato oggetto di frodi, il 3% in più rispetto allo scorso anno.

Pesca: via libera Ue a 978 mln programma italiano 2014-2020


Via libera della Commissione europea al programma operativo italiano 2014-2020, relativo al Fondo europeo per l'attività marittima e la pesca (Feamp) per un ammontare complessivo di 978 milioni di euro, di cui 537 milioni sono fondi europei. L'approvazione consentirà all'Italia di partire con le attività di spesa a livello nazionale e presso le Regioni. Lo ha annunciato la Commissione Ue.Mira a limitare l'impatto delle attività di pesca sull'ambiente marino, a favorire un uso efficiente delle risorse per la pesca e l'acquacoltura, a rafforzare l'innovazione e la competitività basata sulla conoscenza, il programma operativo italiano approvato dalla Commissione europea per il periodo 2014-2020. Un documento di quasi 200 pagine, che raccoglie analisi e obiettivi per trovare soluzioni concrete alla bassa redditività del settore (-7% il reddito dal 2006), ma anche alla salvaguardia e all'aumento dell'occupazione, alla sovraccapacità della flotta (nonostante una riduzione nell'ultimo decennio del 16,5% delle licenze di pesca), per il 60% di tipo costiero e artigianale. Gli investimenti globali previsti - 978,1 milioni di euro di cui 537,3 sono fondi europei - saranno destinati anche a sostenere progetti che promuovono la crescita blu, le competenze marittime, i settori dell'acquacoltura e della trasformazione economicamente ed ecologicamente sostenibili. Non ultimo, verranno finanziati progetti per migliorare la vita delle comunità di pescatori, sostenendo iniziative di sviluppo locale (Clld) attraverso Gruppi di Azione Locale di pesca(Flag). I fondi del Piano operativo per i prossimi anni sono stati distribuiti sulla base di sette grandi orientamenti. 1) 346,1 mln vanno alla promozione della pesca sostenibile, all'uso efficace delle risorse, ad una pesca innovativa e competitiva, basata sulle conoscenza; 2) 221,1 mln sono per la promozione di un'acquacoltura in linea con l'ambiente, all'uso efficace delle risorse, all'innovazione, alla competitività e alla conoscenza nel settore: 3)120,3 mln sono destinati a favorire l'applicazione della Politica comune della pesca; 4)84,9 mln puntano ad aumentare l'occupazione e la coesione territoriale; 5)138,1 mln favoriscono il commercio e la trasformazione; 6)8,9 mln vanno all'attuazione della politica marittima integrata; 7)58,7 mln sono previsti per l'assistenza tecnica.