martedì 22 agosto 2017

L’agricoltura cerca il rilancio con le reti d’impresa

Sulla rampa le reti di impresa 100% agricole. Si parte con cereali e olivicoltura. Il rilancio della nuova agricoltura «4.0» parte anche dalle Reti di impresa, lo strumento che per tutti i settori ha debuttato nel 2009, ma che è stato declinato in chiave agricola con la legge 91 del 2014, meglio nota come decreto competitività. Dopo le istruzioni dell’agenzia delle Entrate, il banco di prova sarà la nuova campagna che parte da novembre. E Confagricoltura, che è stata l’artefice di questa normativa, sta lavorando in questi giorni per fornire consulenza alle imprese che vogliono mettersi insieme.

Per rafforzare l’associazionismo del settore si punta su quella che Maria Cristina D’Arienzo, responsabile di Reti di impresa, definisce la compartecipazione moderna. Per ora si lavora su cereali e olivicoltura e i contratti sono in dirittura soprattutto nel Centro Nord. Ma per Confagricoltura che ha costituito un’associazione ad hoc «Made in rete» guidata da Mario Caprai, è questa la formula che consentirà una vera svolta.
L’associazionismo è nel Dna dell’agricoltura, ma trova ancora molti ostacoli per un suo pieno sviluppo. Con le reti d’impresa però i tanti vantaggi dovrebbero fornire la spinta giusta per le aggregazioni. Nessuno dei partner perde la sua identità, ma trae vantaggi sotto il profilo civilistico, lavorativo e fiscale. In pratica viene consentito alle aziende di mettere insieme terreni e attrezzature e di utilizzare anche assunzioni congiunte con salari ripartiti tra i «soci» che hanno firmato il contratto. Un altro aspetto interessante e che può avere un forte appeal è l’occasione offerta di lavorare insieme prodotti agricoli e trasformati per poi dividerli tra le singole imprese che mettono in comune i fattori di produzione. «In questo modo - spiega D’Arienzo - si possono abbattere i costi sia delle attrezzature sia dei lavoratori». Uno dei nodi che il settore deve affrontare è infatti proprio il bilanciamento tra costi, sempre troppo elevati, e prezzi dei prodotti, sempre troppo bassi per garantire una sostenibilità economica. Con le reti di impresa si possono utilizzare i macchinari migliori e assumere dipendenti super qualificati che un’impresa da sola non potrebbe permettersi ma che invece diventano economicamente accessibili se i lavoratori girano tra le imprese e i salari vengono ripartiti tra i partner.

Le leve per migliorare le perfomance delle imprese, secondo Confagricoltura, sono: incremento delle vendite e del fatturato, riduzione dei tempi di approvvigionamento, possibile priorità nell’accesso ai fondi dei Piani di sviluppo rurale, partecipazione alle gare d’appalto, migliore accesso ai capitali, incremento dell’innovazione, sviluppo delle risorse umane e facilitazione dell’internazionalizzazione dell’impresa. Non è poi certo da sottovalutare la ricaduta fiscale. La ripartizione coinvolge anche i prodotti e dunque anche se un’azienda lavora prodotto acquistato da un’altra che partecipa al contratto il reddito resta comunque agrario.
Un esempio: due partner «in rete» mettono a disposizione terreni e macchinari, poi decidono di produrre arance a marmellate. Sia il prodotto grezzo che quello lavorato viene diviso sulla base di una quota percentuale che tiene conto del contributo apportato da ciascuno nel processo e per default rientra nella tassazione su base catastale. Le premesse per uno sviluppo significativo - sostiene D’Arienzo - ci sono. Già con la normativa del 2009 non specificatamente rivolta all’agricoltura, le imprese del settore entrate in rete sono progressivamente aumentate e triplicate in particolare nel giro degli ultimi due anni. Le imprese agricole che partecipano a un contratto di rete, secondo le elaborazioni del Centro studi di Confagricoltura su dati Infocamere, sono arrivate a fine 2016 a quota 3mila con larga prevalenza di quelle che svolgono attività di coltivazione e allevamento. La distribuzione regionale delle aziende del settore che aderiscono a reti ordinarie premia Toscana (414 aziende), Lazio (335) e Friuli Venezia Giulia (327). Nel Sud in prima linea c’è la Campania (275). Le aziende in reti con soggettività giuridica sono 393 e riguardano promozione e commercializzazione di diversi prodotti e promozione dell’offerta turistica del territorio. I contratti di rete con partecipazione di imprese agricole sono 568 (coltivazione e allevamento, silvicoltura e pesca) con una media di partecipanti di 4,7 per coltivazione e allevamento, 1,8 per la selvicoltura e 4,2 per acquacoltura.

Autore: Annamaria Capparelli

Fonte: Il Sole24 Ore

Grano/pasta e riso: da febbraio obbligo di origine in etichetta. Pubblicati decreti in Gazzetta Ufficiale

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale i due decreti interministeriali per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine del riso e del grano per la pasta in etichetta, firmati dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda.
Entrano così in vigore i provvedimenti che introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero caseari. I decreti prevedono, a partire dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, una fase di 180 giorni per l'adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte. Quindi l'obbligo definitivo scatterà il 16 febbraio per il riso e il 17 febbraio per la pasta.
"Da metà febbraio - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina -  avremo finalmente etichette più trasparenti sull'origine di riso e grano per la pasta. È una scelta decisa compiuta insieme al Ministro Calenda, che anticipa la piena attuazione del regolamento europeo 1169 del 2011. Il nostro obiettivo è dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, rafforzando così la tutela dei produttori e dei rapporti di due filiere fondamentali per l'agroalimentare Made in Italy. Non rinunceremo a spingere ancora in Europa perché questi provvedimenti vengano presi per tutta l'Ue".



COSA PREVEDONO I DECRETI
GRANO/PASTA
Il decreto grano/pasta in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

RISO
Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere indicati:
a) "Paese di coltivazione del riso";
b) "Paese di lavorazione";
c) "Paese di confezionamento".
Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura "Origine del riso: Italia".
Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA
Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

DECRETI IN VIGORE FINO A PIENA ATTUAZIONE REGOLAMENTO UE 1169
I decreti decadranno in caso di piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

OLTRE L'85% DEGLI ITALIANI CHIEDE TRASPARENZA NELL'INDICAZIONE D'ORIGINE DI GRANO E PASTA
Oltre l'85% degli italiani considera importante conoscere l'origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta e il riso. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.


Fonte: Mipaaf

lunedì 21 agosto 2017

FOGLIE TV - Lea srl presenta "Orodem", prodotto innovativo per il contro...



Lea srl presenta "Orodem" prodotto innovativo per il controllo dell'orobanche del pomodoro da industria. Gli apprezzabili effetti sono stati illustrati durante un'innovativa visita guidata in campo (con l'ausilio di un drone a monitorare le parcelle di terreno ) presso l'az. agricola del Dr. Giovanni Scarano (Strada Stazione San Marco in Lamis-Apricena) con il Prof. Pasquale Montemurro dell'Università di Bari ad illustrare i risultati raggiunti contro questo fastidioso parassita.

Agroalimentare: pubblicata circolare applicativa contratti di filiera e di distretto Martina: intervento strategico con 260 milioni di euro per filiere più forti

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stata pubblicata oggi sul sito internet del Mipaaf la circolare applicativa per l'attivazione dei contratti di filiera e di distretto. Si tratta di uno strumento che ha una dotazione finanziaria di 60 milioni di euro in contributo conto capitale e 200 milioni di euro di contributo a tasso agevolato attraverso il Fondo rotativo di sostegno alle imprese.

L'obiettivo dei contratti di filiera e di distretto è sostenere investimenti di rilevanza nazionale nel settore agricolo, agroalimentare e delle agroenergie promuovendo l'integrazione delle politiche di investimento dei diversi attori della filiera.

Nell'avviso sono presenti i requisiti e le modalità di presentazione delle domande e dei progetti di filiera, che andranno inviate al Ministero a partire dal 27 novembre 2017. Nella nuova circolare vengono rafforzati gli strumenti di controllo del Ministero sulle attività delle imprese e delle banche finanziatrici e aumentata la trasparenza nei rapporti tra istituti di credito e aziende della filiera con un forte contenimento rispetto al passato  dei tempi e dei costi di gestione dei programmi di investimento. Ai progetti che coinvolgono le Regioni del Sud Italia sono riservate l'80% delle risorse e una premialità nella valutazione qualitativa effettuata da un'apposita Commissione.

"Vogliamo proseguire il lavoro di integrazione nelle nostre filiere agroalimentari - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - supportando progetti che possano dare più valore a tutti i segmenti produttivi coinvolti. Mettere insieme l'esperienza delle industrie di trasformazione con il tessuto di piccole e medie imprese agricole è un obiettivo strategico sul quale continueremo a spingere col massimo impegno. Con questo investimento possiamo attivare risorse pubbliche e private per circa 500 milioni di euro, che daranno un contributo utile alla crescita di tutto il sistema in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. Il successo del Made in Italy agroalimentare sarà ancora più forte quanto più sapremo essere capaci di rafforzare le filiere nazionali nel loro rapporto stretto col territorio".



Fonte: Mipaaf

Caldo e siccità: la frutta di questa estate è super abbronzante

Caldo e siccità dell’ultimo periodo sono stati argomento principale delle cronache: hanno decimato le produzioni agricole, ma hanno esaltato le caratteristiche qualitative della frutta che è dolcissima per le condizioni climatiche che hanno regalato un elevato grado zuccherino e di sostanze antiossidanti e con straordinari poteri abbronzanti. Purtroppo, però, ma i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono spesso sotto i costi di produzione.
Le temperature anomale che si stanno verificando e che ormai insistono fin dalla primavera costringono le piante ad adottare dei meccanismi di difesa naturali, come la produzione di sostanze antiossidanti , vitamine  e sostanze zuccherine che oltretutto diventano più concentrate, proprio per la carenza di acqua . E’ quindi disponibile a difesa dall’afa e dal sole paradossalmente frutta e verdura di più elevata qualità nutrizionale, e stimolante una abbronzatura più consistente e duratura. L’alimentazione aiuta a “catturare” i raggi del sole, ma anche in grado di difendere l’organismo dalle elevate temperature. Un’ opportunità per ben 3 italiani su 4 (75%) che con l’arrivo del caldo si espongono al sole per  assumere il colore ambrato secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

La dieta adeguata per un’abbronzatura sana e naturale si fonda sul consumo di cibi ricchi in Vitamina A che favorisce la produzione nell’epidermide del pigmento melanina per donare il classico colore scuro alla pelle. E le vitamine A, C ed E sono contenute ancor più in abbondanza questa estate in frutta e verdura fresca, che va utilizzata però in tempi brevi per evitare la degradazione naturale, che nei mesi caldi è accelerata.
Tra gli alimenti possiamo trovare carote che contengono ben 1200 microgrammi di vitamina A o quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi di parte edibile. Al secondo posto, poi, troviamo i radicchi, che ne hanno circa la metà, mentre al terzo si posizionano le albicocche seguite da cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni.


Fonte: Coldietti Giovani Agricoltori

Pil, per Coldiretti solo agricoltura in calo, pesa clima impazzito

L'agricoltura è l'unico settore a fare registrare un calo del valore aggiunto a causa del clima impazzito che ha avuto effetti devastanti nelle campagne con il susseguirsi di violenti nubifragi che a macchia di leopardo hanno colpito un territorio devastato dal caldo e dalla siccità con danni stimati superiori ai 2 miliardi di euro nel 2017". E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti realizzata in occasione dei dati Istat sul Pil relativi al secondo trimestre.

"La mancanza di acqua - sottolinea la Coldiretti - ha colpito tutte le produzioni, dagli ortaggi alla frutta fino ai cereali, ma anche i vigneti e gli uliveti ed il fieno per l'alimentazione degli animali per la produzione di latte. In questa situazione nelle campagne è crisi per la frutta estiva con le quotazioni che non coprono i costi di produzione e fanno chiudere le aziende. I prezzi rispetto allo scorso anno sono in calo dal 20% per le pesche al 34% per i cocomeri, dal 44% per i meloni al 45% per i cavolfiori secondo elaborazioni Coldiretti sugli ultimi dati Ismea". L'organizzazione agricola denuncia una "situazione drammatica", con "la forbice dei prezzi tra produzione e consumo che si è allargata per pratiche commerciali sleali lungo la filiera".

Secondo Coldiretti occorre "estendere al più presto l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della frutta trasformata in conserve e succhi per evitare che venga spacciata come Made in Italy quella importata dall'estero, ed aumentare i controlli sull'ortofrutta fresca di importazione, spesso etichettata e venduta per nazionale". "Serve un impegno di filiera per salvare il frutteto italiano che - conclude la Coldiretti - si è ridotto di un terzo (-33 per cento) negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante con il rischio rischiano di far perdere all'Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea".


Fonte: Ansa.it