giovedì 27 luglio 2017

Incontro a Washington tra il ministro Martina e il segretario Perdue su tutela reddito agricoltori e commercio

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che il Ministro Maurizio Martina ha incontrato a Washington il neo Segretario all'Agricoltura dell'amministrazione americana Sonny Perdue.

L'incontro ha offerto l'occasione per avviare un primo confronto tra i due Paesi in vista del G7 agricolo, in programma a Bergamo il 14 e 15 ottobre, su temi cruciali come la tutela del reddito degli agricoltori e degli allevatori davanti alle crisi dovute all'instabilità dei mercati e ai cambiamenti climatici.

"Anche gli Stati Uniti, - ha affermato il Ministro Maurizio Martina - pur avendo un modello radicalmente diverso dal nostro, hanno la necessità di trovare nuovi strumenti di tutela del reddito di fronte alle crisi di mercato e a quelle climatici ambientali che mettono sempre di più in seria difficoltà le nostre economie agricole. Il primo Farm Bill di questa amministrazione sarà quindi chiamato ad assumere impegni diversi, proprio come avviene da noi in Europa con la riforma della nuova Politica agricola comune, che deve rispondere a necessità concrete."
Al centro della discussione anche alcuni dossier agroalimentari di natura commerciale tra Italia e USA.

"È necessario lavorare ancora per armonizzare gli standard sanitari e fitosanitari - ha concluso Martina - garantendo ai consumatori il massimo della sicurezza e della trasparenza e cercando, al tempo stesso, di abbassare i costi per le nostre aziende e sviluppare buone relazioni. Sulle reciproche prospettive commerciali e di tutela, esprimiamo punti di vista differenti, sul valore delle Indicazioni Geografiche in primis. L'impegno resta comunque massimo per trovare un utile punto di incontro."


Fonte: Mipaaf

Il futuro del cibo italiano va oltre l’etichettatura, servono progetti di lungo respiro per grano, latte e riso

La trasparenza, la tracciabilità e soprattutto la qualità del cibo sono asset importanti su cui, come Cia – agricoltori italiani, ci siamo da sempre concentrati, cogliendone il valore e lavorando per giungere alle giuste normative che le tutelino e soprattutto garantiscano il consumatore e le imprese. Le ultime in ordine di tempo, quelle del latte, pasta e riso hanno, in tal senso, una loro validità, anche se nel più ampio progetto andrebbero inseriti piani di lungo respiro per le filiere che sappiano garantire, da un lato buoni introiti a chi realizza i prodotti made in Italy, dall’altro ottima qualità e prezzi di acquisto per chi li consuma. Fermandoci alle sole etichette, senza guardare al complessivo, si rischia di essere tacciati di velato protezionismo.

Voglio affidare dunque a queste pagine una mia riflessione, nella speranza di aprire un proficuo e sereno dibattito.

Il latte e i suoi derivati, la filiera del grano ed il comparto del riso italiani, con le loro potenzialità, non devono essere relegati a mero veicolo di comunicazione, puntando esclusivamente sull’etichettatura, ancorché utile. Del resto, l’equazione etichetta uguale benefici per produttori e consumatori non è una soluzione algebrica, anzi si rischia così di creare scappatoie e avere un approccio che, tra l’altro, può vanificare i risultati ottenuti in Europa negli ultimi decenni sul fronte della trasparenza alimentare.
Da quando sono stati istituiti negli anni ’90, i marchi Dop, Igp, e del biologico, questi, infatti, hanno rappresentato la principale esperienza normativa sul fronte della rintracciabilità, della trasparenza alimentare e dei controlli, anche grazie al ruolo di garanzia esercitato dai Consorzi di tutela. Un sistema, quello delle denominazioni di origine, che vede il nostro Paese leader indiscusso a fronte di 855 riconoscimenti e che non può essere messo a rischio dal ricorso, soprattutto se eccessivo e mal gestito, di sistemi di etichettatura non condivisi su scala comunitaria.
In quest’ottica, prendendo ad esempio l’etichetta del latte italiano, leggendo bene, sia nel provvedimento che, nella circolare interministeriale che la accompagna, mi sembra di trovare delle incongruenze rispetto alla sua effettiva applicabilità e alla sua efficacia, soprattutto in considerazione dell’assenza di un quadro legislativo europeo sul tema. Andando dietro ad etichette fin troppo complesse si rischia, infatti, di distrarsi, non cogliendo fino in fondo le due questioni centrali: il latte fresco è veramente un “core” di prospettiva per il settore in Italia? “Spendersi” così tanto a Bruxelles per ottenere queste norme non rischia di metterci nelle condizioni di non avere crediti in Europa? Magari da spendere su temi più decisivi per l’agricoltura e l’agroalimentare di casa nostra? Il rischio è che le risposte a questi quesiti non siano positive per agricoltori e consumatori.
Alle volte, si ha l’impressione che la sostanza lasci il passo all’apparenza, con leggi da cui traggono beneficio propagandistico solo coloro che le hanno promosse o cavalcate a furor di popolo, senza vantaggi reali per i destinatari delle stesse norme.
In questo scenario mi sorprende come la politica, invece di adottare interventi spot, non punti decisa verso una strategia di valorizzazione del vero Made in Italy, lì dove il valore aggiunto garantirebbe margini, più ampi, per tutti i soggetti della filiera.

È giunto il momento di guardare oltre e lavorare uniti per la realizzazione di tale obiettivo. A trarne vantaggio, non sarebbe soltanto l’agricoltura, ma l’intero sistema socio economico nazionale.

Autore: Dino Scanavino

Fonte: Nientedipersonale.com

mercoledì 26 luglio 2017

Emergenza incendi: strage di cinquanta milioni di api sul Vesuvio

Emergenza incendi: sono cinquanta milioni le api morte a causa dell’incendio che ha colpito il Parco del Vesuvio, con le fiamme che hanno distrutto le arnie e cancellato la produzione di miele e polline. È quanto emerge dopo le segnalazioni giunte dagli apicoltori dell’area vesuviana, in particolare nella zona di Ercolano. Una vera e propria strage peraltro destinata ad aggravarsi a causa degli effetti del fumo sugli sciami sopravvissuti. Gli esperti del Conaproa (Consorzio Nazionale Produttori Apistici) in Campania calcolano una perdita ulteriore di almeno il 20% di insetti che hanno perso l’orientamento e quindi morte. Emergenza incendi: il rogo sul Vesuvio ha coinvolto peraltro anche i nuclei di fecondazione. L’azienda La Fattoria Biagino, uno dei maggiori produttori dell’area, ha visto andare in fumo quasi 100 nuclei di riproduzione, vere e proprie casseforti genetiche su cui questi apicoltori lavorano da decenni, partecipando a convegni internazionali proprio sulla salvaguardia del patrimonio genetico.

Le fiamme hanno distrutto le arnie anche nelle zone di Licola e ad Agnano, dove ad andare in fumo è stata la riserva naturale degli Astroni. L’incendio colpisce un comparto già fortemente messo in crisi dalla siccità. Le api erano già in sofferenza per le scarse precipitazioni che hanno ridotto la disponibilità di fiori, con conseguenti interventi di sostegno con acqua e zucchero. I roghi che stanno colpendo l’intero territorio nazionale, rappresentano un gravissimo danno economico e ambientale tanto che ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi andati a fuoco. Per ogni ettaro di macchia mediterranea bruciato muoiono in media 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili. Sono migliaia le varietà vegetali danneggiate dagli incendi come i boschi di querce, di faggio, di castagno, di cerro, ma anche i funghi e le erbe aromatiche. Nelle foreste andate a fuoco saranno impossibili anche tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi, dei piccoli frutti e dei funghi. Insieme alle disdette provocate in molti agriturismi sono gravi anche i danni diretti registrati alle coltivazioni agricole, le perdite di animali con la distruzione di numerosi fabbricati rurali.

Fonte: Coldiretti Giovani Imprese

Agricoltori, siete diventati i moderni schiavi. La legge della domanda e dell'offerta non esiste piu'

Secondo Geert Claes, dell'azienda belga Fruit Innovation Farmer, i frutticoltori e l'intero settore agricolo sono diventati i moderni schiavi dell'attuale società. "Nel commercio sono in uso pratiche mafiose. Il prezzo di vendita non riesce quasi più a coprire i costi. Con prezzi così bassi è impossibile sopravvivere".

Secondo Geert i produttori hanno pensato troppo a lungo che organizzazioni e aste avrebbero difeso i loro interessi e risolto i loro problemi. "I produttori che continuano a crederci non hanno idea di cosa stiano facendo alla propria azienda. Se il settore agricolo nel suo complesso non prenderà la situazione in mano, continueremo a correre sul posto".

Il commercio mette sotto pressione il produttore
Geert ritiene che, al momento, non esista più la legge del rapporto tra domanda e l'offerta. "Si tratta di un contesto di oltre 50 anni fa, quando le aziende erano ancora piccole. Si dovevano acquistare i prodotti sul mercato locale e lo si faceva nelle aste. In passato c'erano molti negozi piccoli che dovevano andare all'asta per acquistare e offrire secondo il sistema dell'orologio" (in Benelux l'asta ortofrutticola è regolata da un orologio; chi offre il prezzo più alto nel minor tempo si porta a casa la merce migliore, NdR).

"Se c'erano partite migliori o meno buone, i commercianti dovevano puntare l'uno contro. Ma tutto è cambiato, da allora... I piccoli negozianti nel frattempo sono stati sostituiti da grandi catene commerciali che vendono per tutto l'anno e allo stesso prezzo. Come commerciante, quindi, si deve fissare un prezzo a buon mercato e preferibilmente inferiore a quello di un altro commerciante concorrente. In realtà spesso la frutta è già venduta prima di averla acquistata. Ed è qui che cominciano i problemi. I commercianti mettono sotto pressione i frutticoltori affinché vendano a prezzi sempre più bassi. Si innesca una spirale verso il basso che sicuramente non ha più niente a che vedere con il rapporto tra domanda e offerta".

Chi determina il prezzo?
"Abbiamo ancora un sistema di vendita datato a 50 anni fa, che non va più bene per le nostre aziende. Il commercio si è organizzato in grandi catene commerciali che si contrappongono ai produttori ortofrutticoli, non organizzati. Abbiamo, comunque, delle aziende più grandi attive tutto l'anno, ma il prezzo per i nostri prodotti lo lasciamo decidere ad altri. A quanto pare, questo accade solo nel settore agricolo. Quando ho bisogno di pneumatici nuovi - ha proseguito l'operatore - mi informo sul prezzo da pagare e poi decido se acquistare o meno. Da noi non funziona così...".

Ci sono soluzioni?
Tuttavia, secondo Geert esistono delle soluzioni. "Dobbiamo prima capire se abbiamo un prodotto che altri vogliono acquistare. Dopo di che possiamo collaborare per avere un volume maggiore e assicurare che per un anno intero si possano rifornire grandi catene di negozi. E' più facile a dirsi che a farsi, ma credo che questa sia l'unica soluzione per sopravvivere. I coltivatori tendono a stare troppo per conto loro. Le aziende diventano più grandi e continueranno a crescere. Tutti provano a risolversi le faccende da soli e questo ha la conseguenza di andare a scapito del sistema nel suo complesso. Per collaborare davvero si deve essere convinti che alcune problematiche vadano gestite centralmente. Secondo me è il commercio che richiede flessibilità, ma al contempo deve consentire una reale negoziazione sui prezzi affinché le imprese traggano il massimo possibile dal proprio io lavoro".

Geert spera che la sua opinione per altri diventi motivo di discussione, anche per osservare la propria azienda con occhio critico. "Se qualcuno ritiene che io sia in errore, può sempre reagire. L'unica speranza è che le parti si uniscano tra loro e che provino a cercare delle soluzioni condivise!"


Pomodori in strada, protesta al Mercato di Vittoria (Ragusa)

Ieri mattina, prima dell'apertura dei cancelli del Mercato ortofrutticolo di Vittoria (Ragusa), alcuni produttori hanno rovesciato in strada pomodori in segno di protesta per i prezzi troppo bassi alla produzione. Sul posto, come riportano i media locali, è intervenuta anche una volante della Polizia perché ci sono stati attimi di tensione tra gli addetti chiamati a ripulire il piazzale e i promotori di questa azione, vale a dire il Movimento degli Agricoltori e I Forconi.

"Prezzi alla fame, 10-20 centesimi il chilogrammo quando si riesce a vendere, con quantitativi enormi di invenduto, come quasi sempre, e prezzi alle stelle nella grande distribuzione (3,5/4 euro) a qualche centinaio di metri e nessuno se ne accorge", scrive sulla sua pagina Facebook Mariano Ferro, leader de I Forconi, che se la prende anche contro la legge sul caporalato.

"Forse c'è bisogno di qualcosa di più forte perché i big che hanno già iniziato le loro passerelle elettorali si rendano conto, non a parole, che esiste anche un altro genere di sfruttamento - prosegue Ferro - quello della piccola imprenditoria che stenta tutti i giorni e che tutti i giorni cerca di resistere agli attacchi commerciali di chi utilizza manodopera a tre/quattro euro al giorno. Cosa serve perchè finisca questo stillicidio di torture nei confronti di questa agricoltura? Ma le risposte non arrivano, da nessuno, non ci sono risposte, non sembrano averne. Il prezzo altissimo degli errori della politica lo deve pagare l'agricoltore".


Fonte: ItaliaFruit News