martedì 17 novembre 2015

Bruxelles, in arrivo misure semplificazione Pac

La Commissione europea mette mano alla nuova politica agricola comune (Pac) e annuncia l'arrivo di misure di semplificazione. Si parla della possibilità per gli agricoltori di rimediare ad un errore amministrativo nella domanda di aiuti diretti e della riduzione in alcuni casi dei controlli in azienda.

L'approvazione è attesa per metà dicembre. Nell'ambito dei controlli preliminari per gli aiuti diretti, una misura "dovrebbe consentire alle amministrazioni nazionali di identificare problemi nelle domande degli agricoltori, in modo tale che fino a 35 giorni dopo la scadenza finale questi possano fare le correzioni senza incorrere in una sanzione" ha detto oggi il commissario europeo all'agricoltura, Phil Hogan, al Consiglio agricoltura. Un altro provvedimento annunciato da Hogan è relativo alla riduzione dei controlli in azienda per il 2016, a determinate condizioni.


"Consentirà alle amministrazioni nazionali di indirizzare i controlli in loco laddove avranno maggiore efficacia" ha detto Hogan, a patto che i tassi di errore siano al di sotto del 2% e gli Stati membri abbiano aggiornato il sistema di identificazione delle parcelle agricole (LPIS) nell'arco degli ultimi tre anni. "Sarà possibile, per alcuni piani, ridurre i controlli in loco dal 5% a solo l'1% della dimensione del campione" ha aggiunto il commissario europeo all'agricoltura. Un'ulteriore riduzione sarà possibile aumentando l'efficienza dei controlli, evitando di ritornare più volte nel corso dello stesso anno nella stessa azienda. Altre nuove misure riguardano gli 'aiuti accoppiati' e i giovani agricoltori.

Allarme carni: Federalimentare chiederà danni a Oms


Federalimentare sta valutando di citare per danni l'Oms, Organizzazione mondiale della Sanità, ''per la grave imprudenza dimostrata'' nella comunicazione relativa allo studio sulle carni rosse o trasformate. Lo annuncia il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia: da Ginevra, ha detto, ''dichiarazioni avventate e non basate su solide basi scientifiche che ci penalizzano''. Secondo i dati resi noti da Assica e Assocarni, nel corso della prima settimana dopo la comunicazione dell' Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) che rileva un presunto legame tra consumo di carne e rischio di insorgenza di tumori, nella sola Italia si è verificata una drastica riduzione delle vendite: -17% per i wurstel, -14,7% per la carne in scatola, -11,6% per la carne elaborata, -9,8% per i salumi e -6,8% per la carne fresca, sottolinea ancora Federalimentare pronta a citare per danni l'Oms, passo che sta valutando con alcuni studi legali svizzeri e altre federazioni di industriali europei.

giovedì 12 novembre 2015

FOGLIE TV - TUR Puglia verso il futuro, dai GAL un esempio di buone prat...



Offrire una visione organica e condivisa delle sinergie messe in campo e dei risultati ottenuti in questi anni grazie al progetto TUR Puglia e proporre un modello di sviluppo turistico endogeno basato sulla Rete dei Sistemi Turistici Locali Sostenibili. Sono questi gli obiettivi del documento strategico “TUR Puglia verso il futuro. Un esempio di buone pratiche”, realizzato da 8 GAL pugliesi, dal Gargano fino al Basso Salento (Valle della Cupa, Terra d’Otranto, Luoghi del Mito, Terre del Primitivo, Alto Salento, Conca Barese, Terra dei Messapi e Gargano), con la collaborazione dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR) e  presentato nella sala convegni del Corpo Forestale nel Palazzo dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura a Bari.
Il documento fornisce un'indicazione di come una corretta organizzazione della gestione delle Azioni del progetto TUR Puglia possa fornire un contributo importante allo sviluppo e al miglioramento del sistema turistico pugliese, il tutto in un quadro di coerenza con gli indirizzi della programmazione regionale e il sistema di obiettivi e azioni nello stesso individuate.
Dal confronto continuo tra i partner si è giunti alla definizione di alcune proposte per garantire la sopravvivenza e la sostenibilità del progetto TUR Puglia, come il coinvolgimento di altri GAL alla Rete, la promozione dei gruppi di acquisto solidale GAS a vantaggio della Rete STLS, la partecipazione a programmi regionali ed europei di valorizzazione del turismo sostenibile ed internazionalizzazione. Infine, la proposta per la creazione di un nuovo sistema di Governance che prevede l’istituzione di una Cabina di Regia: un sistema che prevede la possibilità di coinvolgere su invito gli stakeholder dei territori di riferimento per promuovere un confronto e uno scambio informativo riguardo ai bisogni dei territori di riferimento.

mercoledì 11 novembre 2015

FOGLIE TV - Workshop con operatori dell’olio d’oliva provenienti da Germ...



L’olio d’oliva pugliese attrae sempre più l’interesse internazionale. A Lecce, presso la Masseria Stali di Caprarica, dal 26 al 28 ottobre, ventisei imprese di settore locali hanno incontrato operatori provenienti da Germania e Bulgaria interessati a scoprire le straordinarie qualità dell’oro di Puglia. La missione incoming, promossa e organizzata dal Servizio Internazionalizzazione dell’Assessorato allo Sviluppo economico in collaborazione con Coldiretti Puglia, è stata l’occasione per rafforzare e qualificare l’immagine del comparto produttivo regionale dell’olio d’oliva e far conoscere agli operatori esteri il sistema di offerta del comparto, con particolare riferimento alle produzioni tipiche di qualità certificata (DOP/IGP), atteso che la Puglia è la prima regione d’Italia per la produzione di oli di qualità. 
La missione regionale si è articolata oltre che in un workshop di presentazione del settore olivicolo in Puglia, in una sessione di incontri business-to-business tra le imprese pugliesi e gli operatori esteri e in una serie di visite guidate presso le aziende locali.

Effetto Expo: volano le esportazioni

Dopo sei mesi di vorticoso interesse, prime pagine dei giornali, qualche polemica e un innegabile successo di pubblico, è iniziata la fase di riflessione sull’eredità lasciata a Milano e all’Italia dall’Expo. Il dibattito sul futuro delle aree che hanno ospitato l’evento comincia a rubare la scena alla cronaca dell’evento stesso, ma il mondo dell’agricoltura nazionale, al centro della scena come mai lo era stato, ha tempo di trarre un primo bilancio. Che, secondo Coldiretti, non solo è lusinghiero, ma certificato dai numeri e risultati tangibili. A partire dall’afflusso al proprio Padiglione, che ha accolto i visitatori la grande scritta “No Farmers, no party” e che, secondo il presidente dell’Organizzazione professionale Roberto Moncalvo, ha cambiato l’immagine dell’agricoltore visto dall’esterno. Non più un lavoratore vecchio stampo, con le scarpe sporche di terra e la camicia a scacchi, ma un imprenditore moderno, capace di applicare la tecnologia al proprio lavoro, sempre più aperto all’iniziativa dei giovani.  “Oltre a conoscere e assaggiare la qualità dei prodotti made in Italy — dice Moncalvo – i consumatori hanno dialogato con i contadini che, con le loro storie, sono stati i veri protagonisti. Expo era una sfida imperdibile per le nostre aziende. Una sfida per pesare di più come lobby per lottare contro la contraffazione, per aumentare l’export. Una sfida vinta, tanto che le esportazioni sono già cresciute del 7%”.
I primi numeri. Coldiretti e Ixè hanno inoltre condotto un sondaggio per fotografare le impressioni dei visitatori e mettere un po’ di ordine alla valanga di cifre che hanno accompagnato i mesi di apertura dell’Expo.  Dal sondaggio, si raccoglie l’impressione di un campione di visitatori del sito espositivo, circa 21,5 milioni di persone, delle quali 6,5 milioni straniere. Gli italiani che hanno visitato Expo sono “soddisfatti” per l’88%, anche se hanno dovuto sobbarcarsi una media di 2h 45′ di coda.  Per tre italiani su quattro l’esperienza di Expo è da considerarsi “un successo dell’Italia”; il 16% si dice “indifferente”, il 7% “un insuccesso”, il 3% “non sa”.
Indotto economico. Gli italiani – riferisce Coldiretti – hanno speso complessivamente 2,3 miliardi per visitare l’Esposizione universale tra viaggio, alloggio, spese varie fuori, e ingresso e consumazioni all’interno. Circa 570 milioni sono stati spesi per mangiare e acquisti legati al cibo, ma un visitatore su due (47%) lo ha giudicato troppo caro. Il 32% ha scelto una cucina esclusivamente italiana, il 25% esclusivamente straniera, il 34% anche la Straniera. Secondo l’indagine, il padiglione preferito dai visitatori è stato quello del Giappone (21%), seguito da Cina (9%), Kazakhistan (8%), Emirati Arabi e Israele (7%). Molto apprezzato il Padiglione Zero (21%). Tra gli aspetti negativi, le code, giudicate “eccessive” dal 73% degli intervistati. Tra le critiche, anche un “eccesso di virtualità” indicato dal 34% degli intervistati, e le poche aree di sosta (17%).
“Il protagonismo degli agricoltori italiani – prosegue Roberto Moncalvo – è stato uno dei fattori chiave del successo di Expo. Ha permesso di far toccare con mano ai visitatori la realtà delle campagne italiane dove nasce il successo dei prodotti agroalimentari Made in Italy nel mondo.   Ma Expo è stata una grande occasione per difendere i primati italiani nell’agroalimentare, con molteplici appuntamenti dedicati ai singoli prodotti, dal gelato alla birra, dall’ortofrutta al pane, dal latte al coniglio, dalle uova al riso che hanno visto la partecipazione attiva degli agricoltori”.

Turismo. Buone sensazioni anche per l’effetto “volano” alle attività turistiche. L’indagine evidenzia che la metà dei visitatori ha colto l’occasione milanese per visitare anche altre località al di fuori dell’area. In genere, causa il poco tempo a disposizione, si è scelto di visitare la città di Milano, ma l’11% si è spinto in altri luoghi in Lombardia e il 4% in altre regioni del Nord Ovest. A conferma dell’apprezzamento va segnalato il fatto – sottolineano Coldiretti/Ixe’ – che se il 52% dei visitatori è andato ad Expo una sola volta, il 35% due volte, l’11% tre volte ed il 2% addirittura quattro volte.

Legge di stabilità: novità e commenti

La Legge di Stabilità, presentata nei giorni scorsi, contiene naturalmente alcuni provvedimenti di interesse diretto per il settore agricolo. Anzi, a detta del Ministro Maurizio Martina rappresenta una delle Finanziarie ‘più agricole’ degli ultimi anni. “Abbiamo lavorato –dice il Ministro-  per tutelare il reddito delle imprese con sostegni concreti e immediati a partire dall’eliminazione dell’Irap e dell’Imu sui terreni. Meno tasse e più semplificazione e investimenti per sostenere un settore strategico anche per la lotta alla disoccupazione. Le misure messe a punto ci consentono di investire oltre 800 milioni di euro, segnando così una delle azioni più forti che si siano mai fatte negli anni a sostegno del settore primario“. Questi, nel dettaglio, i punti di maggiore novità contenuti nella Legge.
Irap e Imu sui terreni vengono cancellate. Secondo i conti del Mipaaf, si mettono a disposizione in questo modo circa 600 milioni di euro che le aziende potranno reinvestire in politiche per la competitività sui mercati e per l’occupazione. I tecnici del Ministero arrivano a portare esempi concreti: per un’azienda di produzione di latte in Lombardia, con un fatturato da 400 mila euro, si parla di 3100 euro di taglio Irap1.800 euro di taglio Imu, oltre a 5.600 euro di aumento compensazione IVA, per un totale di 10.500 euro di tasse in meno. Risparmio da 8.800 euro, invece, per un’impresa vitivinicola da 12 ettari in Abruzzo, grazie all’eliminazione dell’Irap che costava 4.660 euro e dell’Imu che pesava per 4.220 euro. Anche al Sud l’intervento è molto consistente: per un’azienda agrumicola siciliana di 14 ettari, infatti, ci saranno oltre 12.200 euro di tasse in meno (5.386 euro di Irap e 6.858 euro di Imu).
Fondi per calamità e acquisto macchine. Tra le altre misure previste, il finanziamento di 140 milioni di euro per un fondo di assicurazione contro le calamità naturali di eccezionale avversità, attraverso un programma biennale. Inoltre, 45 milioni di euro vengono destinati a un fondo per il rinnovo delle macchine agricole, puntando su tecnologie nuove, sicure e sostenibili. Il fondo, creato presso l’Inail, servirà a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni. Per il settore zootecnico, è confermato l’intervento previsto nel Piano Latte, con l’aumento della compensazione Iva da 8,8% a 10% per i produttori di latte fresco. Il risparmio fiscale conseguente per le aziende del settore vale circa 0,5 centesimi di euro per litro venduto.
Riordino amministrativo. Infine, proseguono gli interventi di riordino amministrativo degli Enti legati al Ministero. Dopo l’accorpamento di Cra e Inea nel nuovo CREA (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), per aumentare l’efficienza dell’amministrazione e favorire l’accesso al credito delle imprese agricole, la Legge di Stabilità prevede che l’Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) vengano incorporati nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).
Voci positive. Tra le reazioni positive nel mondo agricolo, si segnala quella di Coldiretti, che in particolare si concentra sul rispetto dell’impegno sul taglio di Imu e Irap. “Un’operazione –ha detto il presidente Roberto Moncalvo –  che non comporta per il settore un aggravio dei costi di produzione su voci importanti, come il gasolio agricolo agevolato, che invece era stato pesantemente ridimensionato negli ultimi anni. La riduzione degli oneri fiscali consente alle imprese agricole professionali di recuperare risorse per gli investimenti finalizzati all’innovazione e alla crescita dell’occupazione, in un settore particolarmente dinamico come l’agroalimentare Made in Italy”.
“Da tempo aspettavamo un segnale così deciso da parte del governo nei confronti del settore agricolo”. Questo il primo commento di Agrinsieme ai provvedimenti per l’agricoltura contenuti nel disegno di Legge di Stabilità approvato dal Consiglio dei Ministri. Riservandosi una lettura più approfondita della manovra, il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, accoglie con favore l’abolizione dell’Irap e dell’Imu sui terreni agricoli, una tassa da sempre ritenuta iniqua, così come le misure per la sburocratizzazione, che vanno nella direzione da tempo auspicata.“Questi provvedimenti – aggiunge Agrinsieme – consentiranno alle imprese agricole di ripartire con nuovi investimenti nella direzione dello sviluppo e di  una maggiore competitività del settore”.

Dissenso. Non mancano, però, le voci dissonanti. “Con la legge di stabilità– sottolinea Rocco Tiso Presidente della Confeuro –sono andate perse le agevolazioni fiscali. Tale legge, infatti, ha cancellato la possibilità per le società a responsabilità limitata, in accomandita semplice e in nome collettivo e cooperative, che svolgono esclusivamente attività agricola, di optare per la tassazione su base catastale. L’agevolazione fiscale, in vigore dal 2007, era stata introdotta per rafforzare la competitività del sistema imprenditoriale agricolo e avvicinare le aziende italiane alla media europea. Le due misure avevano dato contenuto fiscale alla riforma dell’agricoltura che puntava dritto sulle forme più evolute di aggregazione per vincere le nuove sfide dell’agricoltura globale. Scatta, inoltre, la rivalutazione del 15% per i redditi agrari e dominicali, ma con uno sconto che porta al 5% il maggior onere per i terreni, anche non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Anche se non c’è stato il boom previsto il processo di cambiamento si era comunque avviato. Crescita che con questa legge è stata interrotta almeno secondo molti addetti del settore agricolo”.

Non era 'extravergine', aziende indagate per frode olio

L'olio extravergine non è extravergine. Non sempre, almeno. E' una bugia quella che talvolta occhieggia dalle bottiglie allineate tra gli scaffali dei negozi e dei supermercati. Ed è un reato vero e proprio, secondo il pubblico ministero Raffaele Guariniello: una frode in commercio.

Sono questi gli sviluppi di una nuova inchiesta aperta dal magistrato torinese in materia di tutela del consumatore e del marchio made in Italy. I carabinieri del Nas hanno prelevato dei campioni fra i prodotti in vendita, i laboratori dell'Agenzia delle Dogane li hanno analizzati e il responso è che, in alcuni casi, l'olio è di categoria inferiore. Meno pregiato, meno costoso, ma proposto agli acquirenti come se fosse il vero "oro verde". A un prezzo, dunque, superiore anche del 30/40%.

Guariniello ha iscritto nel registro degli indagati i nomi dei responsabili legali di sette aziende. I marchi interessati sono Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (nella versione confezionata per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin). Ma il capo della procura di Torino, Armando Spataro, avverte - con un comunicato ufficiale diffuso a poche ore dall'irruzione sul web della notizia sull'esistenza dell'inchiesta - che bisognerà "verificare la competenza territoriale". Il magistrato valuterà anche "l'opportunità di co-assegnare a se stesso" il fascicolo.

Nel frattempo l'inchiesta continua. E' stata attivata l'intelligence delle Dogane, l'ufficio dell'agenzia che si occupa dell'analisi di dati e informazioni finalizzate alla prevenzione e repressione degli illeciti, mentre ai carabinieri del Nas è stato affidato il compito di risalire ai luoghi di origine delle olive.

A fare scattare gli accertamenti è stata una segnalazione trasmessa a Palazzo di Giustizia da una rivista specializzata, "Il Test", che lo scorso maggio aveva dedicato all'argomento un articolo ben documentato. "Il 2014 - spiega oggi il direttore del periodico, Riccardo Quintilli - è stato un anno orribile per la produzione di olio. E così siamo andati a vedere se qualche azienda aveva ceduto alla tentazione di comperarlo da altre parti. Ben 9 delle 20 bottiglie che avevamo fatto esaminare dal laboratorio di Roma delle Dogane erano state bocciate". Il punto è che "un olio per essere extravergine deve rispettare i parametri chimici previsti dalla normativa e superare il 'panel test', obbligatorio dal 1991, ovvero non riportare alcun difetto organolettico". Squadre di esperti assaggiatori valutano poi sapore, colore, odore, aspetto. "Non è un problema di salute - precisa Quintilli - ma di correttezza nei confronti dei consumatori. Oltre che di prezzo".

"Da mesi - dice il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina - abbiamo rafforzato i controlli, soprattutto in considerazione della scorsa annata olearia che è stata tra le più complicate degli ultimi anni. Nel 2014, il nostro Ispettorato repressione frodi ha portato avanti oltre 6 mila controlli sul comparto, con sequestri per 10 milioni di euro".


La Coldiretti denuncia il rischio di frodi "favorito dal record di importazioni: nel 2014 sono arrivate dall'estero 666 mila tonnellate di olio e sansa, più del 38% rispetto all'anno prima". Di segno opposto l'intervento di Luigi Caricato, di Olio-Officina: "Oggi c'è una qualità che un tempo ci sognavamo, l'imprenditoria è sana e i supermercati non mettono in gioco il marchio per delle truffe. Questo caso si smonterà. Ma in Italia ci facciamo del male da soli. E' masochismo assoluto".