
"Sono molto preoccupato per la situazione in Italia,
che peggiora ogni anno", sottolinea Andriukaitis. A Bruxelles, la
diffusione della xylella fastidiosa nel territorio Ue viene discussa almeno una
volta al mese. I casi si moltiplicano, non solo in Puglia ma anche in Spagna.
In Italia, Andriukaitis indica la causa "nei ritardi nell'abbattimento
degli alberi malati, che lasciati a terra fanno da riserva per l'ulteriore
diffusione del batterio". In Spagna l'aumento del numero di focolai è
dovuto a un'azione di rilevamento divenuta più sistematica da quando, nel 2016,
xylella è stata registrata nelle Baleari e le autorità spagnole hanno
cominciato "una campagna di indagine seria e intensiva". Il
commissario ribadisce che l'unico modo per frenare l'infezione è l'approccio da
quarantena proposto dall'Ue, con la rimozione degli alberi. Anche se
"numerosi esperimenti sono in corso sul campo per testare diverse
soluzioni contro Xylella fastidiosa, i risultati avuti finora sono solo sulla riduzione
dei sintomi, senza eliminare il batterio". Si tratta quindi di
"soluzioni applicabili solo dove l'eradicazione del batterio non è più
possibile", come in Salento, Corsica e Baleari.
Protocolli di quarantena del tipo di quello applicato per la
xylella, "con l'abbattimento preventivo di piante su vaste aree",
ricorda Adriukaitis, "hanno avuto successo su tre importanti focolai di
nematodi di pino nel territorio spagnolo e nell'eradicazione del tarlo asiatico
in Austria". L'importante è agire subito. "La strategia di quarantena
ha successo solo se l'organismo nocivo viene immediatamente rilevato" e
"misure rigorose vengono prese senza ritardi". Misure che vanno
applicate "nell'interesse del territorio dell'Unione - ricorda Andriukaitis
- ancora per la gran parte libero dal batterio".
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