Gli scienziati studiano il legame tra microorganismi nel
suolo e raccolti: in molti casi determinano resistenza alla siccità e
produzioni più abbondanti. Potenzialmente una rivoluzione nell’agricoltura, ma
non mancano le incognite
Sempre più studi medico-scientifici dimostrano che l’ecosistema
batterico che risiede nel nostro intestino ha un enorme impatto sul nostro
benessere fisico e mentale. Ma ricercatori e agronomi stanno scoprendo una
stretta interazione tra le piante e i microorganismi nel terreno. Vari studi
hanno già accertato che quando dei funghi colonizzano le radici della pianta,
una simbiosi mutuamente benefica nota come micorriza, i vantaggi potrebbero
essere notevoli anche per noi umani.
«Per millenni abbiamo selezionato nelle piante i caratteri
più desiderabili per l’uomo; perché non fare altrettanto con i microorganismi
nel suolo?», afferma Ian Sanders, docente di ecologia dell’università di
Losanna specializzato nella simbiosi micorrizica. In uno dei suoi primi
esperimenti, dopo aver inoculato delle varietà selezionate di funghi nelle
radici di piante di riso, Sanders riscontrò una crescita quintuplicata.
Il ricercatore ha successivamente sperimentato il potenziale
delle micorrize fuori dal laboratorio. Insieme all’agronoma colombiana Alia
Rodriguez ha scelto due regioni della Colombia, differenti per clima e suolo, e
due diverse qualità di cassava, un tubero noto anche come yucca o manioca.
«Abbiamo inzuppato gli steli di cassava in un gel contenente colture di funghi
selezionate, con risultati sorprendenti. C’è stato un aumento del raccolto del
20%, mentre in un campo si è ottenuto un raccolto notevole riducendo del 50% la
quantità di fertilizzante chimico applicata normalmente», commenta lo
scienziato.
Non è un caso che per l’esperimento sia stata scelta la
cassava, una coltura fondamentale nella dieta di più di un miliardo di persone
tra Africa e Sud America. Questa pianta, considerata una sorta di Rambo
vegetale, è in grado di prosperare anche in caso di siccità estrema e in futuro
potrebbe avere un ruolo importante. I ricercatori stanno già cercando soluzioni
a un pianeta dal clima sempre più instabile, come l’idea della docente di
microbiologia dell’Iowa State University Gwyn Beattie, che punta a selezionare
batteri comuni nelle aree più aride del pianeta, per vedere quali vantaggi
possano offrire se inoculati nei campi colpiti da siccità estrema.
Per certi versi siamo nel mezzo di una potenziale
rivoluzione dell’agricoltura: certi trattamenti microbici potrebbero aiutarci a
sfamare una popolazione planetaria che nel 2050 toccherà i 9 miliardi, e
renderci meno dipendenti dai fertilizzanti chimici.
Ma se l’utilizzo delle colture microbiche nell’agricoltura
potrebbe dare avvio a una nuova rivoluzione verde, molto più sostenibile
rispetto alla precedente, ci sono ancora molti punti interrogativi. La
giornalista scientifica statunitense Cynthia Graber li riassume così: «Ancora
non sappiamo se introdurre nel suolo dei microorganismi estranei può avere
delle controindicazioni. E visto che i grandi giganti agro-industriali stanno
entrando a tutta velocità nel mercato dei prodotti probiotici per le piante,
c’è il rischio che alcune colture microbiche dalla provata efficacia potrebbero
essere brevettate e utilizzabili solo a pagamento».
Non bisogna poi dimenticare che a livello globale un terzo
del cibo prodotto per il consumo umano viene buttato via: senza ridurre lo
spreco alimentare e rimediare a una ingiusta distribuzione del cibo, innovazioni
potenzialmente rivoluzionarie come questa avranno un impatto limitato.
Autore: Alessandro Pilo
Fonte: La Stampa Tutto Green
Nessun commento:
Posta un commento